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wripainter – mia pittura e scrittura

Il senso del viaggio – parte quinta

  • La ricerca dell’ inedito geografico

L’ età moderna, a prima vista, si caratterizza come l’ età che non conosce più limitazioni, l’ età che geograficamente incomincia a spingersi dappertutto, che curiosa, circola, si insinua, mette il naso: un’ età che non ascolta piu’ bensì vuole vedere coi propri occhi.

Negli stessi anni del viaggio di Diaz, Leonardo da Vinci – tra Roma e Firenze – sta studiando la prospettiva e farà dell’ uomo un “animale vedente”. Con gli studi sull’ ingegneria, nelle osservazioni sul volo degli uccelli, gli studi sui corsi delle acque, l’ uomo smette di essere in diretto contatto con le cose; piuttosto le vede, le rappresenta; le pensa. Si allarga così la distanza fisica tra soggetto e oggetto.

Le carte geografiche da rappresentazione del mondo diventano schema dei vari territori; non vengono piu’ giudicate esteticamente ma utilizzate funzionalmente. Non a caso Leonardo pensa contemporaneamente le sue macchine da guerra, la sua pittura, le sue chuse sulle acque, le sue macchine per volare. Gli strumenti da tiro, come gli strumenti ottici e per il volo obbediscono allo stesso desiderio di agire a distanza, di spaziare, di abbracciare dello sguardo. L’ occhio allontana dalle cose per farcele percepire come immagini, riflessi. L’ astrazione diventa un rapporto nuovo con la materia, una modalità di controllo. Con l’ ipertrofia del senso della vista si rinuncia ad ogni contatto tattile con i propri simili; si esercita il potere da lontano, sempre piu’ lontano.

Dal pellegrino al mercante, dal vagabondo al conquistatore, dal diplomatico allo scrittore, a cadere è ben piu’ che un’ idea del viaggio: è tutto ciò che è legato al corpo, al soggetto, alla persona. Si entra nell’ epoca del controllo a distanza: i portoghesi sull’ America Latina, gli spagnoli sul Centro America; gli olandesi verso il SudAfrica e l’ Indonesia, gli inglesi fino in Australia. Rotterdam, Lisbona, Plymouth diventano le piattaforme di lancio per l’ imperialismo dominatore. Il tema del viaggio diventa qui un pretesto.

Nascono in quest’ epoca gli “esploratori” che finiranno i loro giorni gloriosi con la fine del colonialismo: Stanley, Livingstone, Ross, ecc. Dal XV al XIX secolo questo “prendere visione” diventa una necessità economica, uno spaziare a distanza, un prender possesso. Gli esploratori vanno a vedere dappertutto e aprono a ventaglio, come un fuoco d’ artificio, le route internazionali: dall’ Europa a …

Posti proibiti, paurosi, strani, non ce ne sono piu’; cadono i tabù, anzi, è proprio lì, in the heart of darkness (come dice il romanzo di Conrad) che si va a cercare con più gusto, che si trovano le ricchezze più profonde, i bottini piu’ proibiti; è lì che si va a vedere e si fanno le scoperte di maggiore soddifazione. Autunno del Medioevo.

Per i medievali il tragitto lungo il Reno del folle sulla sua nave era ancora un viaggio, si caricava di mistero, metteva soggezione e incuteva timor sacro; per il Seicento quel viaggio sarà solo un’ efficiente eliminazione diretta. La Stultifera navis di Bosh era ancora una cosmologia, il manicomio di Goya è invece ormai una visuale spietata di chi si è perso , non piu’ recuperabile.

Il fatto è che nel Medioevo si “ascoltava” ancora. La parola di Dio si faceva sentire attraverso l’ oracolo del folle, l’ espressione dello straniero, gli incubi dell’ invasato o del predicatore. Nel medioevo per le strade giravano frati, giullari, ciarlatani; si incontravano viandanti, vagabondi, i pellegrini, gli erboristi, i mendicanti, i formigotti, i rabuinati, predicatori, cantabanchi: c’ era una masnada formicolante di persone che si spostavano tra le città e tutto questo marasma interno, questo ribollire intestino di una società esternamente immobile, bloccata e salda, si muoveva con rumore, si faceva sentire. Nel Medioevo chi andava per le strade cantava, urlava, si trascinava, si batteva, suonava; urli, gemiti, pianti, ubriacature, flagellazioni, processioni; chi camminava per le strade puzzava, si mostrava in cenci; i girovaghi si “scherzavano” come i personaggi di Chaucer, si indemoniavano e ne facevano di tutti i colori. Chi andava per le strade non era certo un turista e non lo faceva solo per guardare, per spiare e per osservare guardingo. Veniva vissuto come parte integrante, normale, della vita di ogni città – che contemplava al suo interno i suoi folli tanto quanto gli speziali, i viaggiatori stranieri come le guardie, i mendicanti come i barbieri, i cantanti come i religiosi, gli scolari come gli artigiani delle botteghe.

Dal Rinascimento in poi cala il silenzio; con l’ età moderna si sviluppa il senso della vista e si va dappertutto, zitti, a guardare, ad osservare. Non si ascolta piu’, né si sopporterebbe colui che facesse rumore, che circolasse in giro; il folle rumoroso, che non sa assoggettare il proprio corpo viene ora mandato negli ex lebbrosari, e piu’ tardi nei manicomi veri e propri. L’ invenzione del Panopticon è la resa di tutti i sensi del corpo che si sottomettono all’ impero silenzioso, astratto e lontano della vista, dello sguardo dominatore.

I viaggiatori medievali raccontano ciò che hanno sentito dire, ciò che hanno udito dagli abitanti e dagli altri viaggiatori, senza far distinzione tra ciò che si è visto e ciò che è stato raccontato. Loro riferiscono, tramandano. Nell’ epoca moderna invece ognuno vuole osservare tutto da se, senza fidarsi di ciò che gli viene raccontato; nell’ epoca moderna si inizia a fare distinzione tra ciò che si vede personalmente e ciò che si ascolta dagli altri. Notizie di prima mano e notizie di seconda mano.

Il viaggio della Ragione non è piu’ un “errare”, un mettersi in cammino, un disperdersi tra le regioni come facevano Guglielmo di Rubruk, Lioni Africano, Varthema o Marco Polo; è un viaggio finalizzato che sa dove vuole andare e ci arriva; è un viaggio che va dove c’ è qualcosa da vedere, qualcosa che nessuno ha ancora mai osservato – e nasce l’ epoca dell’ inedito geografico, del segreto, della scoperta da sfruttare. Epoca dei grandi esploratori: passare dove non è ancora passato nessuno: Magellano come Colombo, Bering come Cook, De Gama, Vespucci; scorribandare sicuri nei mari inviolati di Drake e di Cavendish.

E’ diventato un mestiere il viaggiare, non piu’ una chiamata di Dio. Il viaggio ora è l’ adempienza scrupolosa all’ itinerario, il mantenere la rotta, il riferire con esattezza e comunicare ogni ostacolo, ogni risorsa trovata, ogni passaggio; giungere allo scopo prefissato attraverso la disciplina collettiva, la regola sanitaria, il non lasciare nulla al caso, il calcolo del rischio e dell’ imprevisto. Qui incomincia la logistica del trasporto, del carico della nave in base al numero di giorni che dovrà trascorrere in mare aperto senza possibilità di rifornimenti: il calcolo del viaggio.

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