Sandro's blog dal 2006

wripainter – mia pittura e scrittura

Il senso del viaggio – parte dodicesima

  • Solo viaggiare è vivere

Alla base di ciò vi è ben piu’ che una “moda ” culturale. Vi è un cambiamento profondo dell’ idea di se stessi e della propria civiltà; negli ultimi anni del Seicento e nei primi del Settecento, a cambiare è un’ intera mentalità, una modalità di pensiero. Il tema del viaggio è solo un aspetto, ma può essere assai significativo come chiave di lettura attraverso il quale si può individuare la crisi della mentalità eurocentrica. A poco a poco si insinua il sospetto di un errore di valutazione delle proprie forze, riguardo alla propria nazione e civiltà – pensata come l’ unica, la sola. E da ciò la crisi che porterà ad una sorta di “malattia”, di cattiva coscienza come tarlo roditore, come grillo parlante di certa sovranità etnocentrica, antropologica, politica, culturale. Con Rousseau e Schopenauer s’ insinua per la prima volta nella civiltà occidentale un senso di incertezza e di oppressione. Si manifestano i sintomi di stanchezza, di tedio, di un certo incespicare spirituale. In occidente grava un crescente disagio che accompagna la coscienza del progresso che alla fine si identifichera’ a valutazione negativa non solo della civiltà di quel tempo ma di ogni civiltà. Sorgono i filosofi pessimisti, da Schopenauer, attraverso Nietzche, sino a Spengler e Klages.

La crisi di questi anni segna il passaggio dallo spirito classico, fermo e immobile, ad un’ età che fa del relativismo il proprio pilastro. Fino al ‘600 ” sono pericolose le curiosità che tentano un’ anima inquieta; pericolose e folli, perché il viaggiatore il quale si spinge sino in capo al mondo non trova mai altro che quello che porta con sè: la propria umana condizione. (…) Seneca ha detto che il primo segno di un animo ben regolato è di sapersi arrestare e di dimorare con sè; e Pascal ha scoperto che tutta l’ infelicità degli uomini deriva da una causa sola: dall’ incapacità di restarsene tranquilli in una camera.(…) Dopo il Rinascimento e la Riforma, grandi avventure, è venuta l’ epoca del raccoglimento. Perché mai si dovrebbero tentare fuori dal sistema chiuso – che è stato riconosciuto ottimo – esperienze che rimetterebbero in questione tutto? Si ha paura dello spazio, che contiene in sè le sorprese; e se mai fosse possibile si vorrebbe fermare il tempo. (…) Se cogli anni vedremo svilupparsi e diffondersi la passione dei viaggi; e vedremo esploratori uscire dal loro villaggio, dalla loro provincia, dal loro paese, per sapere come vivano e pensino gli altri uomini, comprenderemo allora da questo primo segno che nei principi che regolano la vita sta compiendosi un mutamento: ‘ Se siete curiosi di cose nuove, viaggiate’. Quando Boileau prendeva le acque di Bourbon credeva di trovarsi in capo al mondo: Autil gli bastava. Parigi bastava a Racine; e tutti e due, Boileau e Racine furono ben seccati quando dovettero seguire Luigi XIV nelle sue spedizioni guerresche. Il Bossuet non si recò mai a Roma, e Fenelon neppure. Moliere non andò mai a rivedere la bottega del barbiere di Pìzenas. I grandi classici erano sedentari. Gli erranti furono Voltaire, Montesquieu, Rousseau: ma dagli uni agli altri non si passò senza un oscuro lavorìo”.[1]

Ecco dov’è la differenza; è quella che corre tra una Parigi fiorente ma immobile che gira intorno alla Reggia (la Parigi della Principessa di Cleves di Madame de la Fayette), alla geografia di Candide, di Jaques il fatalista, dei Gioielli indiscreti, della monaca – che anche lei, seppur costretta all’ immobilità, “viaggia” tra i vari conventi e fugge. L’ anelito nuovo è quello dello spazio aperto, della geografia fuori dalla reggia o dalla città autarchica e chiusa tra le mura. Un tempo era l’ Italia il fulcro d’ Europa; ora si assiste alla frammentazione europea; anni piu’ tardi si assisterà alla frammentazione mondiale. La rivoluzione del pensiero europeo, dall’ immobilità al dinamismo, dalla fede alla critica, dal dogma al viaggio di scoperta, è quella stessa che ribalta e capovolge il senso della nazione guida o capitale d’ Europa: da mezzogiorno a Nord, da Firenze a Parigi e poi Londra. La Francia, poi l’ Inghilterra diventano i fari di una  nuova civiltà che supera Machiavelli e Lutero sostituendoli col colonialismo e con l’ idea di grand tour. Si sconfina dalle capitali europee e dai giochi diplomatici ed economici tra regni stabiliti sulla base di matrimoni, tra guerre istaurate per antipatia, o politiche basate sul compiacimento di banchieri privati. Ora cambia tutto. Basti pensare che questa è l’ epoca in cui nascono i bucanieri, i filibustieri, corsari: l’ Isola della Tartaruga, presso San Domingo, fa tremare la politica economica dei piu’ floridi stati d’ Europa molto piu’ di un Papa o di qualche riformatore dalle idee originali. I tempi sono cambiati.


[1] Paul Hazard: La crisi della coscienza europea, Torino, Einaudi, 1946, p.3-5

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