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Il senso del viaggio: esperienze. parte ventiseiesima

  • Condizioni di viaggio

Possiamo ora individuare qualche parametro che ci aiuti meglio a comprendere quando si possa parlare di ‘viaggio’?

Se per viaggio si intendesse infatti solo una equazione di tempo impiegato per arrivare in un luogo definito, molti potrebbero essere definiti “viaggi”, quando viaggi non sono in senso proprio. Certamente riguardo al Giro del mondo in 80 giorni si è parlato di “viaggio”, ma – più propriamente – si sarebbe potuto parlare di competizione, o di scommessa. Certamente quello di Magellano è in un certo senso un “viaggio”, ma più propriamente Magellano voleva scoprire un passaggio geografico piuttosto che fare una crociera nel Pacifico. Importava forse a Darwin di  sperimentare le capacità nautiche del Beagle e la sua tenuta di bolina? Quelli dei capitani delle fregate inglesi della Compagnia delle Indie, o le tratte dei galeotti dalla Francia alla Guinea, fino allo sbarco dell’ Apollo X sulla Luna erano forse viaggi? Le nostre navigazioni quotidiane su Internet sono forse viaggi? O piuttosto ricerche, spedizioni, percorsi, scoperte, itinerari, navigazioni …

Se fate caso possiamo parlare di viaggio quando sussistono tre condizioni: una prima condizione riguarda il soggetto del viaggio, che deve essere umano; una seconda condizione implica che il viaggio si muova su uno spazio fisico, denotato, e infine una terza condizione che nel viaggio non venga alterata la categoria del tempo.

Moby Dick non viaggia, così Zanna Bianca; i piccioni viaggiatori non viaggiano; l’ asteroide nella galassia o il protone nell’ accelleratore nucleare; la zolla atlantica piuttosto che la bottiglia nel mare non viaggiano; qualsiasi protagonista, anche straordinario, della letteratura che non sia “umano” come capacità d’ esperienza non viaggia. Paperino invece certamente viaggia, come Topolino e i suoi amici di Disney, in quanto hanno qualità antropomorfe. In sostanza la differenza tra spostamenti e viaggi è fatta dal legame d’ esperienza costruito legando spazio e tempo, possibile solo ad un protagonista che sia “umanizzato”.

Seconda condizione: lo spazio. E’ indispensabile nel viaggio uno spazio per il suo svolgersi; può essere uno spazio fisico o può essere uno spazio immaginario rispetto al tipo di racconto, ma sempre deve essere presente come luogo e teatro degli eventi. Nello spazio ci si può muovere, fermarsi e ripartire a piacere da parte del protagonista, ma in ogni caso è fondamentale come luogo dell’ azione, come realtà geografica fisica, che non sia solo nella testa dello scrittore: il “viaggio intorno alla propria camera” non è un viaggio, è solo un esercizio della memoria.

Vediamo infine il tempo. L’ evolversi temporale nel viaggio non può essere alterato, in quanto il tempo è fuori dal nostro ambito di possibilità; il viaggio che altera la categoria del tempo, cioè quello detto “fantastico” non è un viaggio in quanto interviene a modificare in senso ucronico lo scorrere fisiologico della Storia. Il tempo scorre infatti indipendentemente dalla nostra volontà. “Viaggiare” nel passato o nel futuro fa uscire dal viaggio ed entrare nell’ utopia, o nel sogno. Nella teoria della Fisica, spazio e tempo sono categorie poste in relazione biunivoca, la funzione di tempo su spazio determina il principio della velocità. Nel viaggio, più semplicemente, la velocità non ha un senso determinante; ha invece senso il fatto che lo spazio implica il tempo, mentre non è vero il contrario. La funzione del viaggio è “univoca”. Se mi sono mosso da un luogo ad un altro dovrò aver impiegato una certa quantità di tempo. Per questo il “viaggio immaginario” in un paese inventato con un suo spazio definito è un viaggio, mentre il “viaggio fantastico” che implica uno spostamento nel tempo non è un viaggio.

Nel “viaggio” fantastico anche il tempo diventa una variabile dipendente, e così posso percorrere il tempo ( nel futuro) o arrestarlo (al presente) o farlo retrocedere ( nel passato). La macchina del tempo di H.G.Wells (1895) non possiamo chiamarlo un “viaggio”, piuttosto è una fantasia che opera nell’ ambito del Chronos.

Facilmente poi la tematica del “viaggio” fantastico, o fantascientifico, diventa quella dell’ utopia: nel viaggio fantastico si arriva in un luogo e, guarda caso, quel luogo oltre che nel “posto giusto” è anche nel “momento” giusto (al futuro, al passato, società ideale nel “giusto tempo” o nel “tempo dei giusti”, che sia). La scoperta australe di Restif de la Bretone, per dirne una. L’ An 2000, per dirne un’ altra.

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