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wripainter – mia pittura e scrittura

Macchiaioli e masse

L’incredibile successo delle mostre sui Macchiaioli ovunque e comunque proposte (ultima quella di Telemaco Signorini a Padova) induce a qualche riflessione sul quel movimento.

Riflessione che, dalla prospettiva di un pittore, prescinde dal sentimento che i Macchiaioli fossero e siano, per alcuni versi e molto alla distante, gli impressionisti di Italia, e viceversa cerca di concentrarsi sulla pittura in sé, sull’idea di pittura che quel movimento in qualche modo promuoveva.

“Il movimento dei Macchiaioli nasce di fatto nel 1856, affermando che la forma non esiste ma è creata dalla luce e che l’individuo vede tutto il mondo circostante attraverso forme non isolate dal contesto della natura quindi come macchie di colore distinte o sovrammesse ad altre macchie di colore, perché la luce colpendo gli oggetti viene rinviata al nostro occhio come colore.” questo si legge sulla rete.

Il colore è per l’individuo l’unico modo di entrare a contatto con la realtà, che dovrà, per i macchiaioli, essere restituita nel quadro come una composizione a macchie, si dice ancora.

Ecco questa mi pare una buona sintesi, ma, ma, dal mio punto di vista, l’errore dei Macchiaioli sta nell’insistenza sulla luce quale creatrice di macchie di colore.  Non perché fisicamente sia errata, ma perché, come vedremo, oggi di assoluta minore (istintiva) importanza.

Se la frase sopra citata fosse: “l’individuo vede tutto il mondo circostante attraverso masse (e non forme) non isolate dalle altre (in vece di “contesto della natura”) quindi come masse di colore distinte o sovrammesse ad altre masse (invece di macchie) di colore” sarebbe completamente condivisibile.

La distinzione tra massa e forme non è banale, stante che il discernimento della qualità e consistenza tattile delle cose che vediamo è atto istintivo e primario rispetto all’arte del vedere, così come rendersi pienamente conto che la distinzione tra “contesto di natura” e “ciò che vediamo” (quasi che il paesaggio potesse essere il palcoscenico sul quale si esibisce il protagonista, l’uomo)  è un non senso logico è altrettanto fondamentale. Quanto poi al termine macchie era dispregiativo fin dall’inizio e tale resta.

La massa (e non la forma) è per sua natura l’insieme di una forma, un colore, una consistenza, luci e ombre. Corpi, masse.

L’atto di cogliere la realtà è un atto complesso all’interno del quale, pur consci di commettere un errore, possiamo distinguere due momenti: la percezione della massa e l’interpretazione della massa stessa. Per quest’ultima si innesta un processo di feed back che, attraverso il successivo e sempre maggiore affinamento della percezione, giunge alla completa comprensione del significato della massa che inizialmente si è colta.

L’affinamento della percezione passa attraverso l’osservazione e la percezione di particolari inizialmente non colti.

Quanto all’importanza della luce, come dicevo, al di là della sua essenzialità, filosoficamente e fisicamente indiscutibile, ovvio, mi pare che oggi a poco meno di cent’anni dalla elettricitizzazione di massa e quindi alla possibilità di avere luce in abbondanza e di qualsiasi tono e intensità si voglia (questo potrebbe essere un punto di attenzione – se per ogni quadro o opera l’artista indicasse anche con quale luce, di quale tipo, calore e colore, debba vedersi o installarsi quell’opera avrebbe molto senso), ecco, dicevo, il problema della luce e della sua essenzialità nella distinzione e nella comprensione delle masse che ci fronteggiano rimane certo importante, ma decisamente minore. Non per nulla da tempo i quadri hanno smesso di ritrarre con fedeltà scientifica la luce, tanto essa è abbondante ed invasiva e riesce comunque a illuminare sempre ciò che vediamo.

4 thoughts on “Macchiaioli e masse

  1. Non so se è vero che oggi la luce ha minore importanza, ma il movimento va interpretato nel suo contesto storico, quando la luce (artificiale) non c’era, ed è una pretesa assurda voler interpretare con la sensibilità di oggi, in condizioni sociali, tecnologiche, culturali lontanissime da quel mondo, le istanze alla base del movimento dei macchiaioli.
    Specie ricordando che questo movimento, attraverso un linguaggio di documentarismo realistico, vuole essere la denuncia sociale di una situazione storico-politica apparentemente in evoluzione, sulla scia degli entusiasmi risorgimentali, ma, vista da vicino, nei campi della maremma dei banditi e della malaria, tra le povere case dei contadini toscani sfruttati dal sistema della mezzadria, piena di risvolti disumani che suscitano delusione e rabbia.
    La “macchia” è l’elemento nuovo di un linguaggio che privilegia i contrasti luministici aggressivi, esito della potente luminosità mediterranea, pochi ed abbaglianti colpi di luce che risultano efficace espediente emotivo attraverso il quale coinvolgere l’osservatore al di là delle proprietà narrative della composizione. La luce che “crea macchie di colore” è un espediente drammatico e poetico che rende l’immagine fortemente comunicativa di un sentire inquieto, assetato di cambiamento e di rottura con gli stereotipi della tradizione.
    Prima ed oltre ogni considerazione di tipo formale e tecnico.

  2. sono d’accordo con te, da un punto di vista storico. il mio ragionamento voleva chiedersi quale lezione può trarre oggi un pittore dall’esperienza dei macchiaoli e per di più, al solito, era molto un ragionamento pro domo mea. grazie dell’intervento, molto interessante

    1. dalla pittura dei macchiaioli probabilmente un pittore contemporaneo non può prendere nulla sul piano puramente formale, può prendere molto sul piano, diciamo così, concettuale: può capire che c’è sempre la possibilità di reinventare il linguaggio, perché questo è la pittura, un linguaggio che si può declinate il mille modo diversi, come ci hanno insegnato le avanguardie del ‘900, un secolo di ribelli e innovatori che i macchiaioli hanno a modo loro anticipato, dalla loro scomoda posizione a cavallo di due secoli tormentati.
      Dopo verranno l’espressionismo, il dadaismo, il surrelismo, il cubismo……. che sono un pò debitori anche a questo agguerrito manipolo di pittori orgogliosamente toscani, dai quali, in sintesi, si può imparare che l’arte è, in gran parte, ribellione.

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