Sandro's blog dal 2006

wripainter – mia pittura e scrittura

Arte figurativa e disegno

Il figurativo va di moda. E’ tornato di moda. Bene. Ne sono contento. Davvero.

Piuttosto che installazioni incomprensibili o brevi filmati spesso spiazzanti per la loro banalità, meglio una sana e consapevole pittura di cose e persone.

Bene.

Quello che non capisco è perché essa, la pittura figurativa, debba, consciamente o inconsciamente, avere abdicato al tentantivo di costruirsi un linguaggio nuovo e proprio.

Vediamo se mi intendo (come diceva il grande Bert dell’indementicabile Woodehouse): Baj era un figurativo? Direi proprio di sì. Giacometti, quando disegnava, era un figurativo? Direi proprio di sì. De Pisis era un figurativo? Morandi era un figurativo? Alla base della ricerca di ciascuno di questi signori c’era un lavoro approfondito sul disegno, sull’arte del vedere (inteso come atto fisico e psichico), sulle possibilità della riproduzione della realtà.

Spesso il figurativo cui assistiamo è da un lato una rincorsa tecnica alla “verità” dell’immagine, alla sua somiglianza alla riproduzione per essenza fedele, la fotografia, e dall’altro, costruttivamente, archittettonicamente, strutturalmente, una istantanea della vita.

In molti dei figurativi di oggi è assente, o sembra esserlo, ogni riflessione sulla gestualità del disegno, ogni pensiero sulla costruzione teatrale dell’immagine. E’, non di rado, la vita “come è”, con tutta la finzione che questo significa.

Altra tendenza è alla spettacolarizzazione, alla realtà dura e pura, con vaghi (o non vaghi) echi dei movimenti rock e punk e metallari e alla loro iconoclastia.

Sembra, ripeto, essere assente una ricerca artistica non affrettata, non convulsa, non obbligata (dal dover vendere, dal dover essere, dal dover produrre e apparire), come se una nuova visione, un nuovo modo di vedere la realtà che ci circonda e che ci compenetra, una visione adatta ai nostri tempi, ecco, questa visione fosse impossibile o inutile.

Nostri tempi che sono veloci, sì, angoscianti e angosciosi, certo, vagamente depressi e senza ideali, ma che, d’altro canto, stanno rallentando, stanno ripensando, stanno ritrovando le forze per ripartire in maniera più saggia e consapevole, meno veloci, meno angoscianti, meno depressi di quanto non fossero ieri e certamente meno di quanto non siano stati in altre epoche storiche (inizio del secolo, anni trenta, anni settanta): ecco una pittura che sappia respirare questo momento che è, deve essere, di grande riflessione, di grande attenzione, di grande studio e pensiero.

Lavorare sul disegno, sulla propria mano, sulla propria individuale e quindi unica relazione tra occhio e mano, lavorarci su e lavorare di nuovo sui colori, sulle tecniche, sui materiali, figurando, certo, ma senza abbandonarsi ai luoghi comuni, alla pubblicità di ritorno, agli stereotipi.

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