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wripainter – mia pittura e scrittura

L’acqua di Oscar

Italia, estate del 2250. Siamo a Milano alla Giada Inc, succursale italiana della potente multinazionale cinese. Oscar, capo dell’ispettorato interno, riceve la notizia che nella lontana filiale abruzzese di Fosso Atiro qualcuno ha fatto sparire un carico di acqua calda.

Primo giorno: la Giada doveva consegnare dell’acqua calda, regolarmente acquistata e pagata da e alla Sud Acqueo, ma il cliente, la DanRo, dice di non aver ricevuto nulla, anzi nega addirittura di aver ordinato l’acqua, che nel frattempo dovrebbe essere stata consegnata ad un’altra ditta ancora, la piscina privata Hydro.

Sintesi: mancano all’appello cinque milioni di yuan. Oscar chiama il fidato Riga e gli ordina di partire subito per la filiale. Nel frattempo Oscar cerca di capire meglio cosa è successo parlando ripetutamente con il responsabile della filiale Quincivalle.

Secondo giorno: Oscar, su invito del Dottor Tutanco, direttore generale della Giada, conosce il Ragionier D’Angelo, padrone della DanRo. Si legge i bilanci della DanRo e delle sue controllanti. Scopre che uno dei figli di D’Angelo fa la bella vita e che dovrebbe aver finito i quattrini. Poi Oscar viene coinvolto in una trattativa con un vecchio cliente della Giada, il signor Almeida, che inaspettatamente sa già tutto di quanto accaduto a Fosso Atiro e gli dice che il traffico d’acqua a carico della Giada andava avanti da un pezzo.

Proprio in quel momento da Fosso Atiro arriva la notizia che c’è scappato il morto. E’ Iezzi, il guidatore del mezzo che trasportava l’acqua finita non si sa dove.

Oscar decide di scendere anche lui a Fosso Atiro.

Terzo giorno: Arrivato a Fosso Atiro, Oscar conosce tutti i protagonisti. Oltre al ragionier D’Angelo, padrone della DanRo, già conosciuto a Milano, l’ingegner Trani, socio di riferimento della Sud Acqueo, ditta che ha prodotto l’acqua calda poi trafugata e Egos, direttore della Hydro, centro balneare alla quale l’acqua doveva essere diretta. Conosce anche D’Alessandro, capo della polizia locale, che gli propone di investigare insieme, cosa che Oscar rifiuta seccamente.

Nell’andirivieni tra gli uni e gli altri Oscar riceve anche una lettera anonima che lo avverte che i cinesi sono degli stronzi, che i piccoli non c’entrano, che il colpo è stato fatto da pesci grossi e che sono tutti d’accordo.

La giornata finisce con una cena con D’Angelo, nel ristorante più bello della cittadina, di proprietà di D’Angelo stesso.

Quarto giorno: durante la notte dalle cisterne della Sud Acqueo tre uomini aprono le valvole di scarico per almeno mezzora. Fiumi d’acqua invadono il prato. Lo vedono (e lo sentono) con i loro occhi Riga e Diegoli. Però il giorno dopo alla misurazione dell’acqua nelle cisterne tutto torna e quadra. L’acqua non manca. Quindi il carico d’acqua non era mai partito ed è stato buttato via in fretta e furia prima dell’ispezione di Oscar?

Nel frattempo Mancini, l’uomo accusato dell’omicidio di Iezzi, sostiene che è stata tutta una questione di donne. Peccato che la sua confessione sia debole: non si trova, infatti, la pistola con cui avrebbe sparato. Dice che l’ha buttata nel fiume, ma nel fiume, almeno per ora, la polizia quella pistola non la trova.

A fine giornata, Oscar viene informato dai suoi che dalla DanRo negli ultimi tempi sono partiti un sacco di soldi verso non meglio identificati beneficiari.

http://www.giovannioscar.wordpress.com

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