Inizio qui una indagine su un tema che mi pare intrigante: Simenon e il sesso.

Cosa può spingere un uomo sano di mente e di corpo ad avere avuto (o a vantarsi di avere avuto) più di diecimila (10.000!!!) relazioni sessuali e/o sentimentali nella propria vita? Quale è il meccanismo  che può spingerti a ripetere con un numero così vasto di persone diverse gli stessi gesti (denudarti, baciare, essere baciato, eccetera, eccetera)? Tenendo presente che ognuna delle diecimila fortunate aveva la propria intelligenza, stupidità, ironia o volgarità, meschinità, supponenza? Quale meccanismo psicologico può salvare dal contagio con le bassezze altrui e proprie?

Eppure Simenon, il grande Simenon, due mogli, enne figli, si vantò di questo primato e, sia che fosse una vanteria o che fosse realtà, nessuno lo contestò o lo contesta.

Diecimila donne. Diecimila relazioni, che fossero anche state tutte a pagamento (meno due – le mogli) sono comunque diecimila donne con cui parlare, concordare, denudarsi, baciare, essere baciato e così via.

Si dirà: tutti abbiamo passioni che ci portano a fare e rifare le stesse cose. Andare in barca a vela. Dipingere. Bere vino. Mangiare. Ogni nostra esperienza è intima per definizione e intimamente interagisce con noi. Ma quelle con gli altri esseri umani sono, si permetterà, più deflagranti, più intimamente intime.

Simenon poi, il padre di Maigret, il personaggio più passionale e più controllato e razionale mai creato da mente umana.

Maigret che chiacchiera, parla, osserva, apprezza la bellezza femminile, ma mai, mai ha pulsioni sessuali che non si risolvano in una velata simpatia. Una birra, anzi due e tutto si scioglie. Con Simenon la birra non bastava. Evidentemente.

Ed ecco che da questa così incredibile distanza tra l’autore e il suo personaggio nasce in me la curiosità di osservare con maggiore attenzione il rapporto di Simenon con le sue eroine. In Maigret. Vedremo.

L’affare Picpus, nome di una strada parigina che aveva affascinato Simenon, è la storia, per esempio, di una involontaria vedova che per mantenere, chiamiamola così, la pensione del marito “assume” e poi tiene recluso un clochard, sosia del marito stesso. Donna rigida, di nessuna attrattiva sessuale, nervosa, piccola, cattiva. Spesso in Maigret si trovano donne così, dalla grande, grandissima volontà, dure come il ferro, mentre faccio fatica a ricordare un uomo altrettanto consistente nel proprio volere e disegno.

In Maigret e gli aristocratici, invece, troviamo la più grande storia d’amore mai raccontata. Lui e lei si amano fin dalla più tenera età, ma la vita e le famiglie (specie quella di lei) li dividono e li tengono tali. Ciò nonostante per sessantanni i due amanti continuano a scriversi, mane e sera, ogni giorno, senza vedersi, senza incontrarsi, e nelle lettere si confermano e si promettono reciprocamente che una volta tornati liberi di stato (lei è stata costretta ad un matrimonio di convenienza) si sarebbero sposati. E lei lo dice a tutti. Ai suoi genitori. Al marito. Al figlio. Quando i figli saranno grandi. Quando sarò vedova. Quante donne ragionano così, mettendo il proprio dovere e la famiglia e lo stato sociale prima e sopra ogni proprio desiderio e sentimento? E quanti uomini? In Maigret ricordo solo questo caso. E solo lei ha questa determinazione. Lui scapolo corre quando deve la cavallina. Lei lo sa e lo perdona. E’ un uomo. Ha le sue necessità. Deve solo stare attento a non prendersi malattie.

La cosa poi non accade, i due non riescono a coronare il proprio sogno d’amore, perché lui si uccide temendo una malattia che non glielo avrebbe permesso.

Nella storia, a fianco alla figura di lei, intangibile, eterea, sempre sorridente, c’è anche un’altra lei, la serva di lui, la fedele domestica, devota, gelosa, conscia del proprio ruolo in commedia, orgogliosa di essere stata lei nei fatti l’unica e vera compagna del proprio padrone, nel mentre che lui aspettava da scapolo il realizzarsi del suo grande progetto d’amore. Donna, la domestica, anche una volta rigida, secca, controllata, taciturna, di grande senso pratico, tutto l’opposto della promessa sposa, tutta sentimento e ricordi, povera lei, contro quell’altra ricca, ovviamente, immensamente ricca e immensamente incorporea. Nessuna acrimonia, però, solo rispetto dei ruoli sociali.

In ogni caso è come se Simenon ci chiedessi se davvero esistono donne così eteree e incorporee. Tra le ricche forse, ci suggerisce Simenon, ma raramente, molto raramente, tant’è che Maigret fatica a crederci, vuole toccare con mano e si arrende a questo diluvio di sentimento solo dopo averla conosciuta. Lei, l’aristocratica.

 

Il racconto e l’analisi proseguono settimana prossima.

 

Questo slideshow richiede JavaScript.

Annunci