Ci sono momenti nei quali il tempo si annulla, non ha più importanza. Questo è uno di quelli. Seduto di fianco a mia madre, aspetto chi la vuole vedere per una ultima volta. Lei dorme. Almeno cosi sembra. Solo che anche a scuoterla, come ho provato più volte, non si sveglia e neanche strizza gli occhi o storce disturbata la bocca. Dorme, o, meglio, è morta. Così dicono qui alla camera ardente, dove aspetto gli amici che vogliano salutarla un’ultima volta.  E così alla lunga me ne convinco anche io. É morta, mancata, andata, non c’è più. Ieri c’era , adesso non più . Solo il corpo resiste. Per un poco.

La guardo e la penso e la ricordo. La dimensione del ricordo. La nostra eternità.

Mia madre ha sempre fatto quello che voleva e che riteneva fosse meglio per gli altri e per sé. Innanzi tutto per gli altri, spesso anche a dispetto delle convenzioni e delle regole e del proprio tornaconto. Mio padre, riferendosi a lei, quando avevo l’età per cercare una compagna, una fidanzata, una moglie, mi disse: trova una donna che sia buona, buona con gli altri, non con te, con te è facile, ti vuole bene. Deve essere buona con gli altri. Pensava certamente a mia madre. A dispetto di un carattere all’apparenza burbero, aggressivo, mia madre era di una bontà e generosità con gli altri a tratti disarmante. In questo seguiva una propria idea di sé, di persona corretta e giusta che aveva come unico argine la bontà d’animo altrui. Amica di chiunque la approcciasse con animo sincero, amica vera, presente sempre, nella buona e nella cattiva sorte. Attiva, mai ferma, mai doma, sempre con un progetto in testa fino a quando le forze l’hanno sostenuta, fino a qualche mese fa. Coraggiosa, ha affrontato le malattie come un nemico da battere, senza concedere loro e senza concedersi mai l’onore delle armi, mai una tregua, sempre combattendo, senza accontentarsi, senza perdonarsi o perdonargli, al male, nessuna debolezza, inabilità. L’unica sua debolezza il fumo a cui non ha mai voluto rinunciare, quasi fosse una sfida al destino, alla sorte, idea giovalistica di ribellione e di piacere, di un piacere sottile a cui appunto non aveva senso rinunciare. Con me, con noi pretendeva che fossimo all’altezza delle nostre qualità che nel suo amore materno evidentemente sopravvalutava. Adesso non pretende più. Adesso ha pace. Quella che voleva. Nel sonno. Quella per la quale pregava. È stata accontentata o, se volete, ancora una volta ha fatto quello che voleva. Ciao, mamma.

 

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