Venerdì sera siamo andati a ballare. Sì, miei cari giovani lettrici e lettori: a ballare.

Due brevi notazioni. La prima: lo Spirit de Milan è un locale da tenere sott’occhio. Tutte le sere musica dal vivo. Grande spazio per mangiare (basta che uno sappia e accetti di mangiare in un casino di notevole dimensione sonora) e grande spazio per ballare in quello che immagino fosse il magazzino della fabbrica Livellara.  La novità per me è che l’ingresso è gratuito senza obbligo di consumazione. Se uno ha voglia, entra, ascolta, balla e se ne va senza spendere un eurino. Se ha sete, la birra a 5 euro mi pare un prezzo corretto. Insomma ottima scelta.

La seconda: la serata era musica anni sessanta. Beatles, Caterina Caselli, Mina, twist a tutta palla e via così. Il locale era pieno di ragazzi. Meraviglia delle meraviglie: i ragazzi sanno le parole delle canzoni di allora. Incredibile per chi come me, quando ebbi la loro età schifavo la musica precedente, certo quella anni cinquanta, ma, mutatis mutandis, a maggior ragione quella degli anni 30 e 20. E’ vero: gli anni sessanta e settanta sono stati musicalmente parlando fondativi, rompendo con forza ogni regola e consuetudine precedente, ma che i ragazzi sappiano le parole di quelle canzoni così lontane nel tempo, bé mi ha meravigliato, stupito, favorevolmente impressionato. Forse è perché non mi pare esista una guida sicura verso il futuro che i ragazzi spaziano ovunque?

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