Bel film, ok, ma il commento più sincero e sentito è, scusate, ma che posto di cacca che è la provincia americana!

Un poliziotto attraversa la strada, spacca tutto, butta di sotto dal primo piano un pacifico e innocuo cittadino e non gli succede niente? Peraltro tutti in città sanno che questo poliziotto ha menato gratuitamente un nero e non gli succede niente?

Una dà fuoco alla stazione di polizia e l’indagine è: “ah, eri fuori con lui? ok, allora puoi andare.”

Per tralasciare gli insulti alle forze dell’ordine e altre piacevolezze.

Questa è la provincia americana? Ricordo che quando Virzì ambientò in Brianza il suo “Il Capitale Umano” fu tutto un coro di proteste perché, dicevano, la Brianza non è quella. Il tema era l’avarizia e l’arrivismo. Mi immagino gli abitanti del Missouri. Martin McDonagh, regista, e Frances McDormand, migliore attrice protagonista, immagino non possano neanche mettere piede nello stato. Avranno tolto loro la cittadinanza onoraria statunitense. Oppure la foto è precisa e l’America è questa?

Nulla è cambiato dall’ispettore Callaghan in poi? Evidentemente no, visto che periodicamente questa è la foto che torna. Questo è il faro del mondo? Il regno della libertà e della democrazia? L’esempio che, che ci piaccia o non ci piaccia, tutti più o meno copiamo?

Il film, dicevo, è bello ed esplora bene la pazzia di una madre orfana di una figlia stuprata e uccisa, madre con enormi sensi di colpa, violenta lei stessa, come il marito, come il figlio, come il poliziotto. I manifesti innescano la miccia, ma la dinamite era già lì, pronta ad esplodere.

Eppure tutto sembra tranquillo, tranquillamente ignorante, tranquillamente noioso, tranquillamente per bene. Tutti si chiamano per nome e si danno pacche sulle spalle. Bene, no?

“Sei sicuro di voler ammazzare quel tizio stamattina?” chiede alla fine lei. Lui non è sicuro. Neanche lei. Non quella mattina, magari. Non lo sapremo mai.

 

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