Qui di solito non parlo di politica. Di solito ho cose da fare più serie, ma stavolta il botto è tanto forte, da imporre il tema. La mie impressioni da tempo sono queste.

La prima: anche grazie alla insistenza della Lega nel sottolineare una diversità culturale certamente esistente, ma ventanni fa non così evidente e apparentemente incolmabile, oggi l’Italia è politicamente divisa in due: nord e sud. Imporre un tema come il separatismo per un ventennio alla fine sfocia in una profezia che si autoavvera.

La seconda, in apparente contraddizione con la prima: è quasi trentanni che il corpo elettorale manda segnali di dissaffezione dai partiti e dai politici. Iniziò per l’appunto Bossi con la sua rivoluzione contro Roma Ladrona. Poi venne Berlusconi che si vantava di non essere un politico professionista e voleva mettere l’Italia in mano agli imprenditori, supposti portatori sani di una cultura dell’efficienza. Poi Prodi, che pur essendo un democristiano di vecchio corso, era riuscito ad apparire esterno ai giochi di palazzo. Poi Renzi e la sua rottamazione. Poi i Cinque Stelle e una nuova Lega.

Stanchezza, sfiducia, che si riflette, lo sappiamo, in una discesa di quattordici punti percentuali nell’affluenza alle urne (dal quasi 89% nel 1987 al 75% attuale).

Chiunque passi e dichiari di non essere “loro” viene votato. Una volta. Un giro. Nuovo giro, nuovo regalo. Poi il sentire comune è che arrivati lì il sistema appiattisca l’occasionale vincitore e via che si parte alla ricerca del nuovo che avanza.

Nello specifico dell’attuale disastro (dal punto di vista personale) fa sorridere che il PD abbia rotto un equilibrio (la famosa rottura del patto del Nazareno) per poter orgogliosamente nominare in maniera esclusiva Presidente della Repubblica un noto e acclarato uomo di sinistra come il fantasmatico Mattarella. Senza quella rottura col Berlusca nazionale è probabile che il successivo referendum istituzionale (probabilmente scritto in maniera solo leggermente diversa) sarebbe passato e oggi avremmo finalmente una nuova repubblica. Ma si sa: sui principi non si transige e quando c’è da scegliere la massima carica dello Stato la sinistra mostra gli artigli ed elegge il proprio migliore rappresentante. Prima aveva proposto Marini. Sigh, contro sigh e doppio sigh al quadrato.

Ha da passare la nottata. Sarà lunga e buia.

 

 

 

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