Gli Stati Uniti hanno Woody Allen e noi abbiamo Carlo Verdone. Il paragone può forse sembrare irriguardoso a qualche fan dell’uno o dell’altro, ma fatto sta che come Woody Allen dal 1969 con grazia e perseveranza ogni anno ci allieta con una sua nuova opera, anche Carlo Verdone dal 1980 fa lo stesso. La differenza la fa l’età: Allen è del 1935, Verdone del 1950. Da questo punto di vista il nostro Carlo nazionale ha iniziato prima.

Fatta questa incomparabile annotazione agiografica, l’ultima fatica di Verdone è una commedia a tratti un po’ cialtrona, ma che ti fa passare un’ora e mezza (scarsa) in allegria. Il personaggio che inizialmente scimmiotta il più celebre Furio poi scantona in un borghese piccolo piccolo che si fa travolgere dalla vita. Lei, Ilenia Pastorelli, fa il suo compitino senza aggiungere nulla alla convenzione della borgatara. Spesso sembra che Verdone sia stato più interessato a mostrarcene le grazie piuttosto che a farla recitare.

Ma tutto sommato il film regge e si regge sulle patetiche avventure di questo single di ritorno. Il mondo degli incontri al buio ne esce per quello che immagino sia. Un campionario di disperate solitudini. L’episodio del telefonino usato come strumento di piacere è decisamente esilarante, anche se, spero, del tutto improbabile (viste le dimensioni medie che hanno ormai assunto i nostri touch screen, compreso quello usato nell’episodio stesso).

Insomma se si è un po’ depressi, non si ha voglia di pensare troppo e si è alla ricerca di qualche bella immagine (specie se siete masculi) e di una robusta risata, allora Benedetta Follia fa al caso vostro. Sufficiente.

 

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