Uno dei motivi del viaggio svizzero dello scorso week end (forse il motivo) era quello di andare a vedere la Fondazione Beyeler, che sta ad un quarto d’ora di strada (via tram) dal centro di Basilea.

Avevo letto che questa fondazione possiede una collezione notevole di arte moderna. Avevo letto che l’edificio porta la firma di Renzo Piano. Avevo letto un sacco di cose, ma non avevo letto che nel week end nel quale io e muglierema ci siamo presentati alla biglietteria la famosa collezione d’arte moderna non era esposta.

C’era una mostra del fotografo tedesco Tillmans, a me sconosciuto (come gran parte dei fotografi contemporanei).

Siamo entrati lo stesso. Eravamo lì. Ci eravamo sorbiti un quarto d’ora di tram svizzero gentilmente offerto sì dall’albergo che ci ospitava (sul turismo anche gli svizzeri possono insegnarci qualcosa – sigh), ma sempre un quarto d’ora di noia era stato. E quindi nonostante il non trascurabile prezzo di 25 CHF a testa siamo entrati.

Io non amo particolarmente la fotografia ed uno dei miei commenti è stato che dobbiamo ancora farne di strada prima di cogliere appieno le possibilità che la tecnologia digitale già oggi ci offre, ma, ciò detto, Tillmans di strada nella giusta direzione ne ha fatta molta.

Alterna verismo e documento ad astrazione, colore a bianco e nero, colore assoluto e quasi monocromatico ad esplosioni. L’inquadrature apparentemente non sono molto studiate e forse il teatro di origine barocca non gli interessa, ma per il resto ci sono fotografie che colpiscono assolutamente.

Le foto, poi, sono stampate spesso in formati enormi, giganteschi ed anche qui alternate a formati piccoli e didascalisti. Data la mia passione per gli alberi, quella enorme di un albero appena fuori dalla finestra l’ho trovata emozionante.

Ciò detto ecco a voi, Mesdames et Messieurs, voilà Tillmans e la Fondazione Beyeler:

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