Demetrio Paparoni nel suo “L’arte contemporanea e il suo metodo” dedica il primo capitolo a Warhol, ovvero a ‘Andy Warhol, pittore realista drammatico e genio dell’avanguardia‘.

Cito:

“appropriandosi di foto diffuse dai giornali e dalla tv e riproponendole sulla tela, Warhol opera in regime di realismo.”

e ancora: “Warhol …. non nega del tutto l’idea ottocentesca di realismo, cioé quella di Courbet e Millet, Hugo e Flaubert, i quali rivendicavano un rapporto diretto e morale con la realtà sociale che a loro avviso l’arte – lo sostiene anche Baudelaire – era tenuta a rappresentare.”

e infine: “la questione non è del resto nuova, come dimostra uno scambio di battute tra Edward Hopper, …, e Katherine Kuh, pubblicato nel 1962. <> gli domanda Kuh. <<Sì>> risponde lui. <<C’è qualche contenuto sociale nel tuo lavoro?>> chiede ancora il critico. <> taglia corto l’artista. <>incalza l’intervistatrice. <>.    A differenza del realista Hopper, Warhol si rapporta al sociale in maniera tutt’altro che inconsapevole.”

Ora, mentre so quale sia il contrario di “astratto” (figurativo), non so bene quale sia per “realista”. Probabilmente nel dizionario di Paparoni “espressionista”, dove la differenza sta, mi pare di capire, tra coloro i quali a vario titolo rappresentano il cosiddetto “reale” (minimizzando il contenuto personale della rappresentazione – o, più sottilmente, rendendolo meno esplicito) e coloro i quali esprimono i propri sentimenti e stati d’animo. Quindi tra gli artisti che si ergono essi stessi romanticamente a “spirito dei tempi” e quelli che si fanno testimoni “trasparenti” dello stesso.

Certamente nell’America anni sessanta e settanta la spinta a rappresentare il sociale era forte e precisa, quasi che fosse necessario un’opera di disvelamento nei confronti dei fruitori d’arte (galleristi e ricchi collezionisti, piuttosto che semplici amanti borghesi): l’America è cambiata o sta cambiando, pare che dicano Wahrol, ma anche Lichtnestein, Raushenberg, Mapplethorpe, sveglia! C’era un mondo giovanile in fortissimo sommovimento, c’era una volontà di superare le barriere sociali, c’era una necessità di libertà e fantasia che oggi si fatica persino ad intuire.

E Warhol (con altri) si mise al servizio di questa necessità, di questo bisogno. Rappresentare la tv, rappresentare i media, rappresentare la nascita del divismo a qualsiasi altezza o orientamento o dimensione (Marilyn Monroe, Mao o i tredici maggiori ricercati d’america – così come oggi da un punto di vista di popolarietà Toni Servillo è assolutamente analogo all’ultimo dei vincitori della casa del grande fratello o dell’isola degli (ex) famosi.)

Fosse questo, l’arte di Warhol avrebbe un valore quasi esclusivamente documentaristico e in buona parte in effetti così è. Molto datata, si dice. Da un punto di vista della rappresentazione in effetti nessuna delle sue opere a memoria ha bucato lo schermo, se non in termini di brand, logo, marchio, tale per cui è assolutamente facile riconoscere un Warhol, ma è altrettanto difficile a prima vista (ma anche a seconda) escluderne la copia.

Ciò che resta ancor oggi vivo e vegeto di quello che in vita fu considerato un genio è l’applicazione della serialità al mondo dell’arte: nella ripetizione e nella ripetitività sta una delle sementi ancora fruttifere del mondo dell’arte. Altra cosa vivissima è l’arte sull’arte, ovvero l’arte che non parte dal disegno o dalla tela bianca, ma lavora sul già prodotto. Ovviamente questo era già vero ben prima, sia in pittura che in altri ambiti: lui (ed altri) l’hanno reso solo più evidente.

Quanto poi al “realista” versus “espressionista” io continuo ad essere convinto che ciascuno dipinga quello che vede e che il tema vero sia quello di costruirsi un proprio linguaggio (che non necessariamente deve essere o scadere in un brand e in un marchio) sufficientemente ampio, articolato e flessibile da permettere la rappresentazione di tutto il reale, di tutto quello che noi si vede, con gli occhi, con la mente o col sentimento.

(La galleria qui inserita comprende opere degli autori citati da Paparoni nel capitolo Warhol, pittore realista drammatico e genio dell’avanguardia”)

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