Dipingere oggi è un atto retrò?

In che maniera una tela colorata può competere col movimento, con quell’orgia di immagini e suoni rutilanti e ossessivi, ossessivamente diversi e continui, che è ormai essenzialmente la vita artistica dell’occidente? e con le fotografie sempre più complesse, patinate, raffinate?

ovviamente si direbbe non può. mentre la scrittura ha trovato e trova nel digitale soltanto un modo diverso di essere goduta dai lettori, la pittura (e la scultura) nella sua sottigliezza, nei suoi particolari ne rimane esclusa, diversa, aliena.

eppure proprio la sua staticità e i suoi particolari, le sue sottigliezze e debolezze ne costituiscono l’elemento essenziale.

insieme al suo farsi mondo a sé. Lo spazio pittorico nel quale si fanno entrare coloro che guardano un quadro e all’interno del quale sottigliezze, coloriture, sfumature, sovrapposizioni, gradualità e scale di colori, potenza del segno, intuizione figurativa, ecco, vivono e respirano.

e il suo farsi cosa tra le cose, oggetto tra gli oggetti, materiale, tangibile, da appendere, appoggiare, girare, capovolgere, far ruotare appesa al soffitto, bucare e tagliare.

non può competere perchè gioca una partita diversa, quella dell’anima, si direbbe, o, più semplicemente e prosaicamente quella dell’arredamento, quella che fa sì che le nostre case siano nostre e non altrui, che una parete faccia sorridere o pensare o sognare o riflettere ogni volta che ci si passa davanti, perché la buona pittura ruba lo sguardo e come ogni bellezza attrae la nostra attenzione ricordandoci parti di noi che solo, forse, dormivano.

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