Ormai parecchie settimane fa una sera andammo al Piccolo a vedere il nuovo spettacolo di Emma Dante Bestie di scena.

Come spesso capita con gli spettacoli della Dante è difficile catalogare ciò a cui si è assistito in un genere. Del teatro apparentemente manca il testo. Del balletto la musica. Del mimo la continuità narrativa. E allora?

Allora Bestie di scena è uno spettacolo coinvolgente al di là e al di sopra dei generi. Ricorda per certi versi un altro spettacolo qui recensito, Il potere della follia teatrale di Jan Fabre, spettacolo quello del 1984, riproposto nel 2014 (trentanni dopo) sempre da Piccolo, ma tanto quello era esagerato e provocatorio, anche inutilmente provocatorio (già solo che la durata dello spettacolo fosse 4 ore abbondanti la dice tutta), quanto questo della Dante è misurato e attento.

Mentre ancora la gente cerca il proprio posto e si chiacchiera e ci si muove, sul palcoscenico un gruppo di attori e attrici inizia a muoversi, a fare ginnastica, con uno del gruppo che a turno conduce gli altri in vari esercizi al corpo libero e di stretching. Poi lo spettacolo inizia e il gruppo di attori si fa esso stesso “corpo” e si muove all’unisono marciando energicamente su e giù e da destra a sinistra e viceversa, quando non anche in tondo, per il palcoscenico. La scena dura parecchio (come nella follia di Fabre). Poi gli attori e le attrici sudati vengono in proscenio e piano piano si spogliano, completamente, asciugandosi il sudore con le magliette che si sono appena levati. Rimasti nudi si coprono con le mani quelle che un tempo si chiamavano le putenda. Poi il movimento di gruppo e le varie azioni riprendono e loro, gli attori, nel fare perdono il loro pudore (per riprenderlo a tratti).

Di qui in avanti è a tratti un mimare varie situazioni umane, sia maschili che femminili, fino alla giostra finale con lunghe corde che cadono dal cielo e intorno alle quali gli attori e le attrici ballano.

Storie, una storia, corpi, fatica, gioco, danza, musica, in una metafora abbastanza evidente dell’essere corpo sociale e al contempo individualità, nudo, pudicizia, candore.

Bello, sì, bello. Tanto quello di Fabre m’era risultato odioso nel suo intellettualismo, quanto questo è naturale nel sua espressione.

Brava, bene, bis, Emma Dante.

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