In un’epoca come la nostra, tutta centrata (apparentemente) sul manicheismo di ritorno dato dalla contrapposizione vincente / perdente, di chiara matrice adolescienzial-americana, un film, anzi due, mi hanno fatto riflettere su quanto sia difficile e al contempo essenziale “l’arte di arrivare secondi”.

Il primo film è Tom & Viv del 1994, passato qualche sera fa in televisione al solito ad ore indecenti.

Narra la storia romanzata del poeta Thomas Stearns Eliot e di sua moglie Vivienne Haigh-Wood. Voi dovete sapere che io nutro da tempi immemori una adorazione per Thomas Eliot e per la sua Terra desolata e ancor di più per i suoi Quattro quartetti. La perfezione con la quale Eliot unisce ed amalgama suoni e concetti, filosofia ed immagini è ancor oggi a mio modesto avviso insuperata.

Comprenderete quindi perché nonostante l’ora io sia rimasto a vedere un poco del film, scoprendo quindi (cosa a me ignota nella mia totale indifferenza per le questioni private dei grandi così come dei piccoli) che il sommo aveva avuto un matrimonio alquanto travagliato con questa signora Vivienne.

Ma le sorprese non sono finite qui, anzi. La sorpresa maggiore è stata scoprire che la povera Vivienne era gelosissima di quel bacchettone di Thomas non solo e non tanto in termini sentimentali e sessuali, quanto in termini “professionali”. Vivienne era poetessa anche lei e soffriva del successo del marito, al quale, secondo la sceneggiatura del film, imputava soprattutto di non riconoscere il di lei contributo al di lui successo. Lei, si fa dire a Vivienne nel film, aveva scritto e riscritto a numerosi editori per far pubblicare la Terra desolata e non solo: era stata lei a trovare il titolo al poema.

Ecco l’importanza dell’arte di arrivare secondi. Chi arriva secondo dovrebbe avere coscienza che i riflettori saranno tutti e solo per chi è arrivato primo e non dolersene, ma accettare la cosa come “naturale”. Vivienne no, si agita, impazzisce definitivamente e alla fine ne muore.

In contrappasso a questa tragedia mi torna in mente il film Florence del 2016, nel quale, a parti invertite, è il marito che accetta e sostiene l’eccentricità, l’entusiasmo e la passione anche sociale della moglie. Lui, il marito, ne è consapevole e fa di tutto per svolgere al meglio questo suo ruolo di secondo arrivato.

Ma quanto è difficile contenere il proprio ego? Temo non ci sia una ricetta o che se esiste non venga venduta in farmacia.

In ogni caso i due film citati erano entrambi a loro modo gradevoli e interessanti e se uno (o una) non ha proprio altro da fare….

TomandvivFlorence_Foster_Jenkins_film

 

 

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