E’ circa sei mesi che Giovanni Job non è più con noi. Come già scritto anche su questo blog la galleria Busi di Chiavari  ne ricorda l’opera presentando una selezione della sua serie più famosa (Attacco al museo e Le stanze di Diomede) insieme ad alcune opere su carta che personalmente non avevo mai visto.

Sono ritratti di giovani donne dipinti con tecnica mista (acrilico e olio) su carta, appunto.

141-02-07-2009-job-fo-300-633x640Sono ritratti intensi, pieni, vivi, di giovani donne che non sorridono, meditano, pensano, osservano. Spesso, come in quello qui riprodotto, guardano, come si dice, dritto in macchina, ma con uno sguardo assorto, doloroso, come se vedessero e non vedessero il loro interlocutore immaginario.

Job, mi dice la figlia, incominciò a dipingerli verso il 2000, prendendo spunto da riviste e, come si vede, accentuando i colori, usando forti contrasti. Mi dice sempre la figlia che ne produsse un centinaio continuando fino a quando la mano lo sorresse.

Vedendoli, osservandoli, ritrovando in essi una carica vitale al contempo esplosiva ed implosa non ho potuto fare a meno di pensare alla malattia che dopo per anni ha martoriato Job.

Nel 2000 Job aveva 50 anni e in quei ritratti c’è tutto lo stupore e l’energia misti alla serenità e alla distanza che un uomo maturo prova nei confronti della vita, nella sua pienezza, nella sua bellezza, assorta, potente, dolorosamente lontana.

Non c’è si badi alcuno spirito voyeristico in quei ritratti, come spesso è capitato ad alcuni altri invecchiando, né nessun cenno onirico o di ricordo: c’è solo il ritratto assoluto, esatto, preciso di una giovinezza piena, bella e non tua. Notevoli, non tanto quindi nella tecnica che ricorda, volendo, sapori espressionisti e un certo primitivismo, ma nei risultati che quella tecnica produce.

C’è ancora una settimana credo per poter vedere la mostra. Io fossi in chi ancora non c’è stato mi affretterei.

Qui allegati altri esempi.

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