Delle idee di Frank Stella avevo già dato conto parlando del suo “Su Caravaggio“, argomento che viene comunque ripreso anche da Trione sulle pagine della Lettura, supplemento domenicale del Corriere della Sera.

Mentre la parte introduttiva ricorda i passaggi principali di una carriera pittorica straordinaria (possibile solo negli States e in quegli anni), la parte più gustosa è proprio l’intervista in sè, con Stella che risponde con intelligenza pari alla scostanza alle domande di Trione.

Alcune sono da citare alla lettera e da ripensarci un po’ su.

Per esempio: “Un quadro è quello che è. Un oggetto, non una finestra aperta verso qualcosa: non stai guardando un ritratto, ma stai guardando “solo” un dipinto.”

E ancora: “L’arte è tutta una questione di equilibrio. Perdere l’equilibrio è rischioso.”

Questo continuo ricordare che la pittura è una fare e che “ciò che si vede è ciò che si vede”, questo ripetere che l’equilibrio di un quadro è un aspetto essenziale (“il quadro deve stare”), il ribadire che il lavoro preparatorio, il preparare i quadri è il presupposto del mestiere, ecco tutto questo è pittura.

Lo spazio pittorico quale valore fondante della bidimensionalità sorprende in opere così apparentemente “piatte” e “coloristiche”, “minimaliste” come quelle di Stella, segno che la sua è stata e continua ad essere una riflessione e una conoscenza profonda della storia della pittura occidentale.

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