Errata corrige: appena pubblicato il post mi è arrivata notizia che la mostra di Rocca è stata posposta in data da destinarsi. Quindi quella di Giovanni Job sì. Quella di Mario Rocca no. Le considerazioni generali rimangono valide, ovvio.

Chiavari (Ge) è la mia città adottiva. Ci sono arrivato a sette anni e ci ho abitato in maniera stabile per i successivi venti. Ancora oggi ci torno spesso. Sabato prossimo 1 Ottobre ci tornerò ancora una volta, perché a distanza di poche ore si inaugureranno due mostre di pittura.

La prima alle ore 17 presso la Galleria Busi (via Martiri della Liberazione 195 – Carugio drito all’inizio verso Genova) è dedicata a Giovanni Job, un maestro prematuramente scomparso.

Alle ore 18 invece presso Palazzo Rocca (via Costaguta 2 – praticamente in piazza del Cantero) si aprirà l’esposizione di Mario Rocca (l’omonimia col palazzo è assolutamente casuale), che, come i lettori di questo blog sanno, mi onora della sua amicizia.

Giovanni e Mario sono entrambi nati agli inizi degli anni cinquanta (credo abbiano solo pochi anni di differenza) e hanno quindi percorso insieme gli anni della formazione scolastica. In quegli anni a Chiavari insegnava (e praticava) arte Vittorio Ugolini. In quegli anni Luiso Sturla immagino ogni tanto tornasse in città. Come dicono i francesi, il milieu era quello.

Una Chiavari frizzante, quindi, piena di idee e di voglia di fare, come d’altronde tutto l’occidente in quel momento. Dal Sessantotto al Settantasette. Anni di grandi sommovimenti sociali, di terrorismo, ma anche di grandi fermenti culturali. Anni di rigore e di fantasia.

A partire da quell’ambiente, da quella “scuola” Giovanni e Mario hanno scoperto col lavoro e l’impegno quotidiano ognuno la propria strada.

Giovanni prima con l’incisione e la grafica, di cui divenne insegnante in varie Accademie italiane (ricordo averlo incontrato un venerdì sera che tornava a Chiavari da Venezia). Poi con il colore gettato sulle tele in Attacco al Museo. Poi i disegni per le vetrate della Chiesa di San Pier di Canne. Poi i calchi (di una forza straordinaria) della Via Crucis.

Mario con uno studio insistito sul corpo umano e in generale sulla natura, studio fatto di una curiosità che si innesta in un segno liquido, morbido, continuo su cui negli anni si è progressivamente insediato, dopo un inizio fatto di terre e grigi, con forza un colore libero e a tratti dirompente. Poi le illustrazioni. Poi la scenografia. Poi i fumetti. Poi il Cantico delle Creature per la Chiesa di San Francesco a Chiavari.

Due mostre che vanno viste, quindi, e meditate. Meditate sia per la caratura tecnica dei due artisti, che per quanto ci dicono della storia dell’arte italiana degli ultimi anni.

L’idea della mostra di Mario la conosco meglio, visto che mi è stato chiesto (con un mio stupore e gratitudine) di scriverne una introduzione. Una retrospettiva completa quella di Mario che unirà grafica, incisioni e tele, dimostrando ancora una volta (se ce ne fosse bisogno) quanto la creatività in un artista scelga le vie più diverse per esprimere la propria visione del mondo.

Quella di Job sarà in parte una sorpresa, perché se ricordo bene alcuni suoi quadri dell’Attacco al Museo o della Stanza di Diomede (quell’idea di coniugare riproduzione e innovazione) e i calchi di sconvolgente forza e bellezza della Via Crucis, non ho mai avuto modo di vedere le sue ultime opere che leggo (nel comunicato stampa che la figlia Maura mi ha gentilmente mandato) essere centrate sui soggetti dal mondo contemporaneo, sulle riviste di moda, rilette e immagino forzate con timbri cromatici più accesi, a volte acidi.

Vedremo. Quindi tutti a Chiavari sabato prossimo, 1 ottobre

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ps: la sonnacchiosa Chiavari, fatta come sempre di commerci e carugi, fatta di un mare di là dalla ferrovia e di portici, e di negozi che spesso cambiano con una velocità sorprendente, Chiavari dove, come spesso capita nelle piccole città di provincia, sembra non accadere mai niente di rilevante, ecco, d’un tratto si sveglia, come di soprassalto, come uno che abbia spento ripetutamente quel suono fastidioso che dal comodino gli diceva che era ora, che bisognava tirarsi su, ed ecco che tutto d’un tratto organizza in un solo week end due mostre importanti. Buffa la vita, no?

 

 

 

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