Ogni volta e ogni volta

ogni volta

ripetitività infinita
stucchevole, stanca, leggera
inutile
indispensabile
come il respiro nel petto

valzer che gira

lei scivola, s’aggrappa, poi cade, e sorride, e ride, imbarazzata: le porgo la mano, l’aiuto e ridiamo ancora come se cadere fosse cosa buona e buffa

è buffa

buffo come quando s’inciampa seguendo lo sguardo d’una che passa ed un palo (un palo! fan ‘culo!) compare a sancire la legge dei corpi: o io o te, o dentro o fuori, o sì o no

bestemmia

e il vicino sorride, ride, capisce, che fu la curva del seno (non gl’occhi), che fece della pianura un labirinto, muro dopo curva, schianto inatteso, schiocco da salva vita impazzito

ripetitività infinita
inevitabile e brutta
insensata e reale

tamburo che batte

quando di colpo fa buio
quando è buio
quando il buio entra e si costruisce
casa, tetto e cappello

e il vento si ferma

l’aria non gira

alberi gonfi di nubi
fino alla fine del mondo

e il grido si spezza
contro ciò che tocchiamo
ciò che si sapeva, certo,
ma che ora tocchiamo

cazzo!

lui muore e noi con lui, lui muore e l’incubo torna, quel che abbiamo già vissuto e che ancora vivremo, e ancora e ancora, amici, padri, fratelli, e ancora e ancora: noi stessi

basta! silenzio, ti prego, silenzio

rondò

fino a quando il cielo riapre, una finestra riapre e in strada un giovane passa, somiglia,
scivola, forse, e qualcuno ride di cuore come scemo di piazza quando passa la banda.

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