Oggi pomeriggio, invece, siamo andati a vedere Perfetti Sconosciuti, ultimo film di Genovese.

Lo spunto è noto: cosa succederebbe se un gruppo di amici e le loro mogli per una sera lasciassero che tutti leggessero e sentissero i propri messaggi vocali o sms (o email) o ascoltassero le telefonate? Si scoprirebbero molte cose anche delle persone a noi più vicine che prima non si sapevano. Segreti.

Ovvero: la scoperta dell’acqua calda.

Ognuno di noi ha e vive con intensità mille vite, specie oggi che siamo facilitati negli spostamenti e nei dialoghi, nei contatti.

Perché parlare agli amici o alle mogli o ai mariti di tutto, proprio tutto, anche le cose che non interessano o che conosciute potrebbero non fare piacere pur essendo del tutto innocenti? Vedere o sentire occasionalmente il proprio o la propria ex può non fare piacere. Tacendo non si fa nulla di male. Per coltivare un proprio hobby o una propria passione senza rubare tempo alla famiglia è necessario dichiarare ogni impegno, atto, acquisto o contatti con altri con la stessa passione?

Certo poi c’è misura e misura. I tradimenti sono una cosa e contattare un casa di cura dove eventualmente ricoverare la suocera un’altra, ma quel che mi pare certo alla mia bella età è che niente ci contiene interamente, non tutte le relazioni, occasionali, di lavoro, di simpatia, di interesse vengono condivise sempre con tutti i nostri affetti più sinceri. La nostra vita è fatta anche di “misteri”, di cose nostre e soltanto nostre che spesso non vogliamo condividere con altri non perché siano cose che non vanno o non possono essere dette, ma solo perché sono nostre, costituiscono una identità, la sostengono, la reggono, se non altro come punti di fuga dal tran tran quotidiano.

Il tema dei segreti in famiglia ha innumerevoli antenati cinematografici. Segreti e bugie del 1996 di Leigh. Segreti di Moorhouse. Stregata dalla luna di Jewison. In questi esempi si erano raccontare storie, storie di tradimenti, di scoperte, di vite. Qui Genovese fa un film a tema. Usa i personaggi per dimostrare qualche cosa. Peccato che i personaggi fossero molto più interessanti della tesi da provare. Perché così impostato il film si riduce a talk show televisivo, a carrellata di abbozzi di persone, senza che ci sia tempo e modo di approfondire nulla se non la scoperta dell’acqua calda, appunto.

La novità qui vorrebbe essere l’uso del telefonino, ma la sceneggiatura insomma è tanto tirata per i capelli da rendere fastidiose anche le scene comiche dei balbettamenti o delle scuse più inverosimili. Insomma a parte qualche fortuita risata non mi è piaciuto, se non, forse, nel finale, che ne svela l’architettura a tema e quindi alleggerisce la pesantezza precedente. Peccato perché gli attori sono bravi. Li aspettiamo alla prossima.

 

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