Ieri sera siamo andati a vedere il “riflettore” (anche faro, luce di scena) di Boston. Dirò subito che il film è molto bello, teso, senza scivolamenti nelle facili emozioni. Come si sa racconta la storia della denuncia sul Globe di Boston degli abusi sui minori commessi da un numero esorbitante di preti cattolici della diocesi con la copertura del Cardinale Law.

Oggi la storia è nota. Le ripetute denunce e finalmente la condanna pubblica e senza “se” e senza “ma” (quasi) da parte della Chiesa e dei Pontefici ha reso questi fatti una “non notizia”. Infatti, il film intelligentemente non si concentra su questi (anche se ovviamente ne costituiscono il primo motore), ma sui meccanismi del giornalismo e della giustizia americana.

Prima di andare ho letto la recensione di un giornalista italiano che raccontava che vedendone l’inizio quasi gli veniva da piangere all’idea che in un giornale americano ci fossero nuclei di indagini cui era (ed è) permesso spendere due mesi in media per raccogliere le prove prima di uscire in stampa. Questo signore commentava che da noi al massimo si fanno campagne di stampa. Si buttano là le notizie, come diceva Iannacci, per vedere l’effetto che fa.

Negli Stati Uniti no, almeno all’inizio del millennio quando questa storia è ambientata.

La squadra di Spotlight del Boston Globe lavora in interviste e raccolta di materiale per sei mesi, poi esce con le prove su abusi commessi da un numero sbalorditivo di preti. Il sasso nello stagno lanciato dalle colonne del giornale smuove le acque e i titoli di coda danno conto di circa 250 preti coinvolti su una diocesi di 1.500 preti: 30% circa. Incredibile, così come incredibile che i vertici della Chiesa americana di allora potessero pensare di tenere tutto insabbiato, coperto da una serie infinita di accordi extragiudiziali con i quali le vittime e le loro famiglie venivano messe a tacere tramite quattrini. Una vergogna che segue una vergogna. Soldi per comprarsi il silenzio. Il Cardinale Law allontanato e portato a Roma. Nel frattempo partecipa al conclave che elegge Ratzinger papa, il papa che si dice abbia iniziato, finalmente, quella presa di coscienza e di intelligenza che ha portato alle attuali posizioni di Papa Francesco.

Il film è, dicevo, bello, teso, tenuto in bilico, nonostante le due ore di proiezione, dalla incertezza che anche quella volta la Chiesa e la sua comunità (giudici, avvocati, giornalisti) lottasse prima di cedere o riuscisse ancora una volta a mettere tutto a tacere. Invece no. Quella volta, per la prima volta, no. Di fronte al Boston Globe, appena passato di proprietà al New York Times, il cui editore e proprietario è ebreo, la Chiesa e la città di Boston ha mollato il colpo e la tenda si è squarciata: finalmente.

 

 

 

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