Leggo sul Corrierone nazionale di sabato 28 novembre in un articolo a firma Giorgio Amitrano: “… Oggi che l’arte contemporanea sceglie spesso la strada di una semplificazione facile e ad effetto, guardando opere come quelle di Taniguchi e Igort si ha la sensazione che la competenza, la cura rigorosa del particolare, siano trasmigrate nel mondo del fumetto. ….”

Ora Amitrano stava presentando una mostra da lui curata di opere di questi due disegnatori e quindi una certa enfasi ci sta. Però non c’è dubbio che in parte dell’arte contemporanea si abbia spesso la sensazione “di una semplificazione facile e ad effetto”.

La cura del particolare, il fermarsi e fermarsi ancora a guardare, scrutare, giudicare, modificare, correggere, aggiungere, togliere colori e linee dalle proprie opere dovrebbe essere il quotidiano di chiunque faccia arte. E’, come dire, l’essenza del mestiere.

Nelle opere alla fine il tempo trascorso deve vedersi, deve potersi toccare e i vari sapori e spezie, ricordi, citazioni, in alcuni casi sberleffi, devono potersi cogliere, perché abilmente e col tempo resi visibili e invisibili allo stesso modo e maniera all’occhio di chi poi l’opera ammira.

Molti invece scelgono l’effetto, una ricerca del facile stupore che ricorda i tempi della controriforma e del barocco. Ma l’arte, l’arte vera è cura del particolare.

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