Che dire di questi tempi? Verrebbe da tacere di fronte a tutto questo frastuono. Mettersi in un angolo e aspettare che passi tempesta.

Poi però l’urgenza dire quel che si vede è più forte e quindi, senza nulla a pretendere, come diceva il Principe, beccatevi sta giaculatoria.

—————————————————————

Guerra si dice con la semplicità
e il dolore con cui si constata
il decesso del malato da noi stessi
curato. Fuori uno, dentro un altro.
Aspirina pare non serva. Chemio allora.
E se non basta, amputare.

Tutto.

Se poi il malato si salva, bene.

A chi affidare le cure? A chi
la convalescenza e il merito
di cotanto successo (posto che riesca)
se non agli stessi dottori che
prima dormirono
poi sbagliarono
e infine col culo dei principianti
celebrarono felici l’inattesa vittoria?

————-

San Francesco alle bestie parlava.

Noi uomini e donne sappiamo solo
respingere e se non basta sparare.

Ottocento anni di brillante carriera.

————-

Vecchi non ricordiamo più che nessuna guerra mai ha portato la pace.

Non è vero, si dice. Hitler ad esempio, si dice.

Giusto. Esatto. Mea culpa.

Stato centrale e potente che impazzito andava fermato. Giusto.

Dove adesso lo Stato impazzito?

Tribù sparse e vecchi rancori mossi ad arte, così sembra,
da nostri fratelli nascosti: qui, se di guerra si parla, dei trentanni
si sente l’odore più che di olocausto, del reich e di umanità impazzita.

Come essere inclusivi e al contempo salvare l’acqua e l’aria che respiriamo e beviamo. Di questo bisognerebbe parlare.
Ma visto che in questa materia siamo carenti, allora come cattivi studenti la buttiamo in caciara.

Mill il John Stuart ride contento. Smith, Ricardo (per non parlare di Keynes) sono sul letto malati.

Una guerra mondiale risolverà i nostri problemi. Colpa degli altri. Evidente.

Noi vogliamo solo condizionatori a manetta, sport e tv e del resto poco ci cala.

——————————————-

Fine delle trasmissioni.

Ps: avevo scritto tutto questo e stavo per pubblicarlo. Poi ho deciso di aggiungere qualche immagine come la rete impone. Ho cercato Hollande. Ne è saltata fuori senza difficoltà alcuna la galleria qui sotto. Mi pare ogni commento superfluo e la sua faccia renda, come dire, fuori luogo questa mia serietà. Siamo in queste mani. Reagan e Berlusconi al confronto sono entrambi laureati cum laude alla Normale di Pisa. Bene.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Annunci