All’Auditorium di Milano il 18 giugno il maestro credo americano Axelrod ha diretto i Carmina Burana di Carl Orff.

Il palcoscenico gremito di cantanti e musicisti è già di per sé uno spettacolo. I Carmina non hanno deluso.

L’interpretazione è stata precisa, ritmata, incalzante.

Lo so: Orff forse era un nazista e se anche non lo fu (come sostengono i suoi ammiratori) comunque fu un rilevante musicista attivo in Germania durante quegli anni bui senza sentire necessità alcuna di emigrare o di dichiararsi apertamente contrario al regime. Certo quindi non era e non è stato un eroe. E anche la sua musica per certi versi è discutibile e discussa, ma, c’è sempre un ma, i Carmina Burana rimangono un capolavoro.

Semplice forse. Immediato. Di facile ascolto, ma pur sempre un capolavoro.

Sentirli da vivo è stata una emozione, così come quando anni fa riuscii a sentire dal vivo la nona di Beethoven. Ovviamente so bene che esistono essenziali differenze. Beethoven è Beethoven e di Orff (fatti salvi i Carmina) se ne farebbe anche a meno, ma la potenza dell’orchestra e del coro sono straordinarie.

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