Come scriveva il grande Bruno Lauzi nella bellissima canzone “Almeno tu nell’universo” la gente è strana. La strofa successiva diceva “la gente è matta”.

Questo ho pensato leggendo stamani che in una recente asta un’opera di Paolo Scheggi è stata battuta per 1,3 milioni di euro e una di Vincenzo Agnetti 113.400 euro. Non dico che mi fa più impressione dei 150 milioni per le Donne di Algeri di Picasso recentemente assegnato in asta a New York e forse ci sta anche che Picasso valga 150 volte di più di Paolo Scheggi, ma fatto sta che la notizia mi ha fatto sobbalzare, colpendomi nelle parti molli della mia infinita ignoranza.

E già perché la domanda mi è sporta spontanea: e chi caspiterina è Paolo Scheggi? Sulle prima credevo un contemporaneo, un coetaneo. Poi grazie alla immancabile wikipedia ho scoperto che Paolo Scheggi e Vincenzo Agnetti sono stati due esponenti dell’arte concettuale italiana e che il povero Scheggi ha avuto l’immensa sfortuna di morire 31enne.download (2)

Ora che l’arte concettuale italiana abbia avuto meriti nel percorso intellettuale e artistico del’occidente è fuor di dubbio, ma, mi si perdonerà, un conto è la geniale e irridente giocosa creatività di Piero Manzoni, un conto sono le ricerche laterali, oltre lo spazialismo, di Lucio Fontana e un conto sono le opere e realizzazioni seriose e concettose di Paolo Scheggi e Vincenzo Agnetti.

Tutte le volte che sento e leggo di queste somme senza senso spese per quel gusto un po’ malato di avere per sé “l’opera”, di farsi il proprio museo, ecco penso ai ricchi di un tempo che spendevano somme equivalenti se non maggiori per arricchire le proprie case con dipinti originali pensati e realizzati per le dimore stesse. Oggi si preferisce il già pronto e ognuno ha il proprio supermercato di fiducia. C’è va all’ikea per arredare casa e comprarsi poster già inquadrettati e chi va da Christie a comprarsi dipinti famosi sempre già inquadrettati e spediti a casa propria senza rischi e problemi. Dipende dalla tasca, ma la propensione al consumo, come direbbe un economista, è la stessa. Specie se sei molto ricco chi oggi ha la pazienza e l’umiltà di attendere i tempi di realizzazione e le incertezze legate a opere fatte su misura? Non lo si fa praticamente più con i vestiti, figuriamoci con l’arte.

Solo le istituzioni pubbliche a volte chiedono di questi servigi. Dei privati non si hanno notizie.

ps: all’asta che ha battuto il Picasso a 150 milioni di euro per buffa notazione di cronaca il Picasso non c’era. C’erano solo sue belle riproduzioni fotografiche. Anche questo vuol dire qualcosa, anche se cosa ora non so.

 

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