Nel silenzio del nostro terrazzo improvvisamente ti dico.

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Ciò che distingue la luce dal buio

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(ricordi la striscia sottile sotto la porta?)

è luce essa stessa e per quella
stessa luce che c’avvolse accecante
negl’anni del nostro comune sentire

(ricordi? le barricate? e il bianco e il nero?)

ora riconosco le ombre
d’un cinismo arrembante

che piano converte il sano in malato
che piano distoglie lo sguardo dal tutto
facendo, piano, del sé il nostro unico specchio.

Così il continuo giro del mondo
che ogni giorno salva bambini
che ogni giorno allevia malati

alla luce del buio diventa
orrore di morti già morti
domande inevase ed angosce

in un convulso agitarsi
di telecomandi spesso tremanti.

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Ti guardo. Mi guardi. Sorridi
dei vaneggiamenti da vecchio.

Così ci fermiamo e osservando le ombre
sempre più fitte spostiamo la sdraio
più in là alla ricerca del sole.

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