Botero è un signore di 83 anni (oggi 2015) e vive molto in Italia. E’ uno dei pittori più noti al mondo. Lo è diventato costruendo anno dopo anno, dipinto dopo dipinto, una propria iconografia assolutamente riconoscibile, unica, sua. E’ come quelle grandi multinazionali che lavorano sul proprio marchio e lo sfruttano, lo ripetono, lo infilano appena possono in qualsiasi comunicazione, ne spiegano i significati, ne declinano le possibilità, mantenendo l’essenza, il segno, e continuando a cambiare il superfluo. Botero ha fatto così. Ha dipinto uomini e donne ciccioni per anni e anni, senza stancarsi, con gusto inesausto per il colore e per l’ironia, per il sarcasmo verso una società spagnola bianca obesa e felice. Solo adesso, povero, si concede qualche distrazione. E quindi le torture di Guantanamo diventano ossessione e producono quadri di forte impatto. Perché che Botero conosca alla perfezione il mestiere di pittore in tutti i suoi dettagli (linea, colore, tratto, disegno) non c’è dubbio, non c’è alcun dubbio. Costruisce poco i suoi quadri, daccordo, spesso sono ritratti su sfondi neanche tanto lavorati, spesso sono scopiazzature di composizioni altrui, ma che Botero sappia fare il mestiere di pittore e sappia farlo anche bene non c’è dubbio. Ma come altri prima di lui, per lunga tratta si è inchinato al dio successo, confermando ad ogni quadro ciò che la gente voleva fosse un Botero, un vero Botero, la cicciona ignuda, il borghese ebete. In questo, mi pare, ci sia molto da imparare sul meccanismo attuale della costruzione di una carriera pittorica, che come ogni altra carriera nel mondo della comunicazione parte dalla definizione di un personaggio e dal suo perseguimento senza pause o dubbi. Un marchio, come CocaCola, Pepsi, Lichtenstein, Pollock o Rothko. Vorrei non essere frainteso: non tutti i marchi sono uguali e hanno la medesima importanza nella storia della pittura. I citati, tutti e tre, hanno aperto strade nuove nell’espressione artistica, ma non c’è dubbio che ognuno di loro abbia scartato ciò che non era essenziale, non era loro, e si sia concentrato sul quel poco o tanto di nuovo linguaggio che aveva creato. Ecco Botero, in un certo senso, ha fatto lo stesso: ma quali sono le nuove strade della pittura dopo il fenomeno Botero? Le cerco, ma faccio davvero fatica a trovarle.

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