DSCN0036Il 6/12/14 mio padre se ne è andato durante le visite mediche all’ospedale di Sestri Levante.

Immortalità. Aveva 90 anni, quasi 91, ma io, noi, speravamo vivesse ancora a lungo. Quante cazzate si sperano, quante cazzate si pensano, quante si sentono.

L’immortalità a cui possiamo aspirare e a cui tutti, chi più e chi meno, abbiamo diritto è quella del ricordo. Questo lo faceva mio nonno. Questo me lo ha insegnato mio padre. Così guidava Alvaro. Marco cantava così.

E ancora più sottilmente dentro di noi, nei nostri pensieri, nelle nostre attitudini, gusti, amori e antipatie. Questa è la nostra immortalità. Perché l’amore va oltre la morte. Ma se l’amore è darsi, preoccuparsi, cercare il bene dell’altro, allora l’amore dopo la morte che significa, cosa vuol dire?

Cosa significa ora amare mio padre morto? Rispettarne le idee? Preservarne il ricordo? Sentirlo vivere dentro di me? E’ amore questo come quello verso la moglie, il figlio, la sorella, la madre, verso i viventi?

E’ una cosa diversa, certo, quella che noi chiamiamo, forse, appunto, immortalità.

Eppure la Chiesa ci insegna che l’immortalità, l’immortalità vera è altra, è l’anima che viaggia e risiede presso Dio, quel Dio che è dei credenti e dei non credenti, quel Dio che ci ama esattamente alla stessa maniera e da vivi e da morti, ché per Lui è lo stesso e il Suo amore, per chi ci crede, non cambia natura, ma ama di noi l’imperituro, ciò che non muore, ma vive e continua anche dopo la nostra morte terrena. Solo Dio può questo e in questo Suo amore veniamo accolti alla nascita e non ne usciamo più, volenti o non volenti, ché il nostro abbandono, le nostre bestemmie non scalfiscono il Suo amore. Per chi ci crede.

Questa è l’altra immortalità che abbiamo e rispetto alla quale la morte non interrompe l’amore, non ne cambia natura, né intensità o colore o calore.

A questo amore chi crede si abbandona con fiducia, la fiducia del bimbo, ma in ogni caso per tutti, credenti e non, l’immortalità è qui e si tocca nell’amore che qui dimostriamo.

Buona notte, babbo. Domani ci rivedremo.

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