Qualche giorno fa ho finito di leggere Il metodo del coccodrillo di Maurizio De Giovanni.

E’ un giallo che sarebbe piaciuto al mio amico Diego. Una storia di vendetta meditata negli anni, programmata negli anni e poi messa in atto con freddezza e senza pietà. E’ una storia di colpe dei padri che ricadono sui figli. E’ una storia tragica, come quella che qualche anno fa proprio Diego, il mio amico, mi aveva invitato a scrivere. Non l’ho scritta, ma la ritrovo in buona parte qui.

Ben pensata, ben scritta, nonostante l’argomento e gli orrendi delitti descritti, il giallo prende e scivola veloce e piacevole fino al termine delle sue 250 pagine.

Ma, ma, al di là dei ricordi personali che questa lettura mi ha suscitato, un dato mi ha colpito e riguarda il cambio di passo della letteratura oggi. Certo con ogni probabilità il primo ad essere sorpreso che questo suo lavoro possa essere assunto a paradigma di un cambiamento letterario “epocale” sarebbe, credo, proprio De Giovanni, ma leggendolo e trovando, ad esempio, che l’intero profilo psicologico di una delle protagoniste, la dottoressa Piras, sta descritto tra pagina 105 e pagina 108 (in sole 3 pagine quindi) non ho potuto fare a meno che ripensare alle immense differenze con l’impianto della letteratura che ha dominato fino al secolo scorso, con i suoi distinguo, i suoi approfondimenti, le sue lunghe e dettagliate descrizioni.

In De Giovanni e in moltissima letteratura attuale tutto scorre velocissimamente, tutto è scandito da un metronomo impostato sull’andante con moto, solo fatti, niente psiche, o, meglio, solo la psiche che si può normalmente intuire come naturale portato dei fatti accaduti ai vari personaggi.

Come se, mi viene da pensare, la musica tecno e i rapper, le clip pubblicitarie e i vari aforismi da facebook e twitter avessero contagiato anche il modo di scrivere romanzi e gialli in un accorciamento dei tempi di “lettura” che non significa mancanza di profondità o prospettiva, ma solo sincope.

Se fosse mio costume buttarla sul moralismo, direi che non abbiamo tempo per leggere, studiare, approfondire e seguire ragionamenti complessi, ma abbiamo molto tempo e voglia di sdraiarci al sole e dormire, siamo stanchi, insomma, di ciò che richiede pazienza e fatica e, tratto comune agli anni sessanta, vogliamo tutto e subito. Dato, però, che non è da me fare di questi discorsi, annoto solo questa comunanza di stili, questa sottile (ma non troppo) uniformità di approccio che abbraccia, mi pare, molte delle espressioni cosiddette artistiche del nostro agire quotidiano.

In ogni caso Il metodo del coccodrillo è una buona lettura e vi introdurrà alla conoscenza di Piras, Lojacono e Giuffrè che mi pare costituiscano un terzetto sul quale De Giovanni si appresti (o abbia – confesso di non aver letto altro di questo coetaneo napoletano) a costruire altre storie spero meno tragiche.

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