Quando si sposarono pare che la famiglia di lei così disse: il matrimonio di un elefante con una farfalla.

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Alludevano al peso, certo, ma non solo. Rivera pesava più di cento chili a vederlo in foto e aveva lo sguardo dolce e un po’ ebete dei grossi animali da traino.  Frida era una ragazzina di venti anni più giovane, piena di energia e, immagino, con un carattere esplosivo.

Ma Diego era anche il Pittore, l’artista della rivoluzione, un monumento in patria e nel mondo. Pochi anni dopo Rivera verrà invitato negli Stati Uniti a ritrarre Ford e fare murales per i Rockefeller, lui,  comunista, amico di Trockij (forse proprio per questo lo fecero entrare? Un sostegno politico alla dissidenza russa?): era un elefante della cultura e del Messico, esattamente nel senso che impose il nome di Elefanti ad una collana editoriale della Garzanti  in anni recenti.

Ebbene al termine della visita a Genova alla curatissima mostra dedicata a questi nostri due eroi quel commento rimane nella sua crudezza: pittoricamente parlando siamo al confronto tra un elefante e una farfalletta. Frida, a parte una serie di autoritratti e tre disegni notevoli sul proprio aborto, non ha fatto altro se non cercare di sopravvivere al fianco del grand’uomo. Lui dipingeva, lei scimmiottava.

So che questo e’ un giudizio decisamente crudo, tagliato con l’accetta e che non da’ conto del travaglio spirituale e soprattutto fisico della povera Frida, costretta da un gravissimo incidente a dolori continui, ma, ripeto da un punto di vista pittorico questo e’.

Frida_Kahlo_(self_portrait)A spiegazione (anche) della diversità dei risultati si dice ad inizio mostra che Frida e Diego erano l’opposto: lui diplomato alla accademia, lei autodidatta. Ok, va bene, ma essere autodidatta avendo in casa Diego Rivera e’ diverso, chiedo, dall’esserlo come Ligabue o il doganiere? Evidentemente si, ma i risultati alla fine della povera Frida non tengono il passo con quei due ‘veri’ autodidatti. Poca, poca cosa.

D’altronde la mostra tanto e’ curata e ben fatta sotto il profilo dei testi e dei racconti quanto è minima per il “mostrato”. La ragione sta,  immagino, nel fatto che le cose migliori Rivera le abbia fatte con i murales, con gli affreschi, enormi, celebrativi, certo, ma con sfoggio di fantasia indomita. A Genova stanno le calle di Ribera ed esse sole meritano il viaggio.

Il resto e’ un interessante viaggio nella storia del Messico e nella vita dei due. Bene, ma la pittura e’ altrove.

 

 

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