Visioni agostane: un film del 2011 del belga Sylvain Estibal premiato con un Caesar nel 2012 arriva nelle nostre sale nel 2014! Misteri della distribuzione. Evidentemente chi decide di queste cose ritiene che noi italiani siamo poco inclini sia al sorriso che a dare una occhiata più da vicino (in maniera ironica) a quel che avviene di là da quel che a scuola ci insegnarono a considerare il mare nostrum.

Il film è una surreale commedia ambientata a Gaza, dove uno scalcinato pescatore un giorno pesca un maiale. E non sa che farsene, visto che per principi religiosi non potrebbe neppure toccarlo. Anzi ne è spaventato a morte. Lo legge come un segno di Allah avverso. Cerca in tutte le maniere di disfarsene, ma non ci riesce, fino a che viene a sapere che in una colonia di ebrei russi allevano maiali a scopi di difesa personale: i maiali sono bravi a scoprire gli esplosivi. E da lì inizia un traffico che lo metterà davvero nei pasticci.

Capirete che come scintilla per avviare la storia qui il regista ha usato il lanciafiamme essendo, come noto, il maiale un animale impuro sia per i musulmani, come il nostro protagonista, che per gli ebrei. Lui, il pescatore, non può neppure confessare alla moglie di avere un maiale e quando lo fa scendere dalla barca deve mettergli le calze perché non tocchi il sacro suolo di Palestina o di Israele.

Fatto sta che il film si fa apprezzare, oltre che per gli spunti comici, per tutta una serie di annotazioni e di informazioni di contorno. A Gaza, si dice, non si pesca più perché gli israeliani hanno imposto un limite di 4 miglia dalla costa come massima distanza cui possono spingersi i pescatori. A Gaza al mercato arriva un ricco arabo con guardia di scorta a comprare quel poco pesce che c’è e lo fa senza parlare, ma solo indicando. A Gaza convivono militari israeliani nelle stesse case dei palestinesi (i tetti delle case vengono usate per vedette), ma i padroni di casa e soldati si parlano poco o punto. La polizia palestinese è corrotta. Valicare il muro per andare in Israele è un problema. Gli unici palestinesi ricchi o comunque con case che non sono dei ruderi sono coloro che alimentano l’insurrezione e la guerra.

Un film interessante e divertente, poetico anche, che ci dice e ci mostra quel che sapevacmo: che il problema è complesso e che sarà lunga venirne fuori.

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