Leggo quelli che una volta si sarebbero detti fumetti (e che oggi forse è meglio definire storie illustrate) raramente.

Ne avevo comprato e letto uno americano qualche anno fa perché intrigato dalla quarta di copertina e per curiosità rispetto ad un mondo che ritenevo giovanile. Il titolo era Blankets e l’autore il signor Craig Thompson. Era la storia di una iniziazione sentimentale da parte di un adolescente innamorato del disegno di vago sapore autobiografico. Ben scritto, ben disegnato, con tratti morbidi in bianco e nero. Mi aveva colpito, allora, l’evidente passaggio dal romanzo classico a questo che non poteva che definirsi che romanzo illustrato. Ma niente di che. Peraltro mi ero detto col mondo giovanile tutto questo c’entra poco o punto. E qui temo di essere nel giusto.

Poi qualche giorno fa una amica mi ha regalato Unastoria di Gipi.

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Gipi è un pisano che credo viva a Bologna. Ha disegnato e scritto molti libri, ho scoperto poi. Prima di questo regalo non lo conoscevo.

Ebbene Unastoria è un piccolo (?) capolavoro. Scrivo piccolo e mi domando immediatamente se un capolavoro può essere definito piccolo, come se ci fossero i capolavori di serie A, quelli che fanno la Champion, e quelli di serie B o che lottano per non retrocedere: cazzate, evidentemente. E quindi Unastoria è un capolavoro.

La storia si dipana in parallelo tra un nipote e un nonno, tra un contemporaneo e uno che fu. Il contemporaneo è spesso disegnato in bianco e nero. Il nonno e il passato a colori.

Ciò che colpisce immediatamente è la qualità delle tavole, stupendi acquarelli di paesaggi, così come resta impressa la storia di questo signore durante la prima guerra mondiale. Forse avrei reso meno drammatica la quotidianità, portata un poco, per il mio gusto, sopra le righe con una vicenda di disturbi mentali che nulla aggiungono al ritratto di un uomo di mezza età lasciato dalla moglie e mal tollerato (ma amato) dalla figlia. La vicenda però bella, poetica, viva, che commuove è quella del nonno, di questo soldato sul Carso che vuole e desidera una cosa sola: tornare a casa.

Mi rendo conto che raccontata così la storia si svaluta, ma come raccontare a parole l’incanto dei colori? Questo è un interrogativo che in chiave più o meno retorica attraversa ormai da più di un secolo la storia dell’arte: non si può. Non si può raccontare a parole il mistero del verde, il nitore di un collo femminile disegnato con grazia, il sentimento che traspare da certi ritratti di tramonti.

Tutto questo c’è in Gipi Unastoria. Come dice la Michelin, vale il viaggio in libreria a comprarlo.

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