Siamo stati fortunati (e ringrazianti) ospiti del concerto che l’8 giugno ultimo scorso Stefano Bollani ha tenuto alla Scala in favore del progetto ARCA, associazione che dal 1994 soccorre a Milano, ma non solo, senza discriminazioni ogni persona bisognosa e la aiuta a riscattarsi.

Al di là dell’indiscutibile merito di chi ha organizzato questa serata (la media company Aragorn specializzata in fund raising a favore di Onlus) e del maestro Bollani che si è dato con grande generosità, la mia impressione finale è stata quella di aver assistito non ad un concerto, ma ad una esibizione a metà tra il cabaret, il circo e il conservatorio.

Stefano Bollani non ha certo bisogno di presentazioni: è un grande musicista e un pianista raffinato. Suona con disivoltura e bravura e finezza qualsiasi cosa dal Bolero di Ravel a Fin che la barca di (con) Orietta Berti, ma (perché c’è sempre un ma) almeno quella sera a mio modesto avviso ha ecceduto nello sfruttare la sua vena comica, da clown, da virtuoso del pianoforte in vacanza dal sentimento e immerso nella propria dimensione ludica.

Giocare con la propria mano sinistra, accusandola di essere autonoma e non soggiacere alla sua volontà di musicista, dialogare e polemizzare col pianoforte, invitandolo a suonare lui, senza interprete, visto che era così bravo, bere acqua senza staccare la mano dal pianoforte e smettere di suonare, tutta roba più da giocoliere e acrobata che da musicista.

Simpatico e divertente, certo, lo vorrei però risentire impegnato nella interpretazione di brani “seri” propri o altrui, nella sicurezza che saprebbe scatenare sentimenti, emozioni ed idee, così come ha fatto bene durante i primi due pezzi di jazz suonati quella sera. L’intensità, l’impegno di quell’inizio serata, senza gigionerie o stravaganze, lasciavano ben sperare. Poi invece è arrivato il gioco, dimensione degnissima, ma forse poco adatta al coinvolgimento pieno di un pubblico così vasto e eterogeneo come quello di una Scala stracolma. 

Non necessariamente, voglio dire, la musica deve essere solo impegno e sentimento. Certamente può essere anche gioco e leggerezza, ma prendere in giro Battiato o Paolo Conte non è da lui e tenere la sala ad ascoltare più di un’ora di gioco contro neanche mezzora di musica forse, dico io, dimostra una inversione delle corrette proporzioni. Come si sarebbe detto a scuola, il Bollani può fare di più e in vita sua l’ha fatto, vedo, leggo, abbondantemente: peccato che quella sera invece abbia virato decisamente verso il gioco.

Comunque a dire il vero la sala gremita in ogni ordine e posto pare abbia gradito e quindi sono solo io che al solito, come dicono alcuni, rompo.

 

 

Annunci