Prossimo? Dentro?

Prossimo (dentro?) a quell’età
in cui giovinezza e bellezza
si sovrappongono aderendo
ad ogni polpaccio o coscia
traspaia da vesti leggere

ancora mi chiedo come qui
sia giunto, per quale fardello,
quale peso o forza terrestre
qui m’abbia condotto, avvolto
ancora largamente in me,

telo cui non rinuncio, seppur
ogni evidenza ne consigli
abbandono. La relazione
con gli altri passa per me in me
col filtro di multifocali
cangianti al colore del giorno.

Oggi è estate e di tutto
quindi sorrido: anche dell’io
che così inseguo lagnoso.

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Quante cazzate che dici e peggio
che pensi, ripensi, sospiri!

Quel telo, cui non rinunci, nel tempo
abbiamo tanto tirato e steso
risteso, strappato, cucito, lavato
che di ciò che mamma ci diede
ben poco è rimasto, vago
ricordo, sosia bislacco, comparsa
da film che appare, imposta
traccheggia , recita, e tosto scompare
(solitamente dentro di noi che, infastiditi ed annoiati, sbadigliamo e odiamo noi stessi)

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Ma allora cosa e perché?

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Capita a volte che viaggiando d’un tratto la strada si apra e d’accanto pianura compaia e colline e verdi vigneti e prima, poco prima, grano tagliato e frutta e fuochi d’acqua lanciata: qui, d’estate, tutto nel caldo si fonde, panteistico senso in naturale adesione. Ogni cosa risolve. Bellezza qui, ora, è tutto che canta.

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