Ricordandomi dei miei passati da economista in erba lancio un sassolino.

In questo nostro mondo che fine ha fatto il concetto di Arretratezza Economica del grande Gerschenkron? Gerschenkron analizzando la storia economica dalla rivoluzione industriale in avanti definiva quel concetto come la distanza che separava i paesi non industrializzati da quelli industrializzati e notava che il percorso di allineamento aveva potuto essere percorso solo nei casi in cui lo Stato si era assunto gli oneri di colmare il gap. Allora si parlava di ferrovie allora, in primis, ma anche burocrazia statale.

Oggi le economie dominanti sono sicuramente Stati Uniti e Germania. Quali sono i deficit da colmare rispetto a loro?

Istruzione, mi verrebbe da dire. Informatica e reti pubbliche. Ancora trasporti fisici. Burocrazia.

Tutto questo costa soldi, ma quale momento migliore di un periodo storico nel quale i tassi di interesse sono prossimi allo zero?

E già, ma perché i tassi di interesse sono così bassi? Alcuni, che definirò mercantilisti, rispondono, assai semplicisticamente, che tutto dipende dalla domanda e dall’offerta di moneta. Stante che l’offerta è tenuta artificialmente molto alta dalla banca centrale americana e dalla nostra europea, i tassi, intesi come prezzo della moneta, sono bassi.

Ma è solo questo? E’ questa la ragione principale?

A volte mi pare noi si sia precipitati nella trappola della liquidità descritta da Keynes. La domanda di moneta non reagisce più al prezzo. E’ inelastica, dicono. Forse perché i tassi non sono solo il prezzo della moneta, ma sono innanzi tutto (e soprattutto) il tratto che unisce passato a futuro. Quando il futuro non c’è o non si vede, allora i tassi vanno a zero. Quando del futuro si ha paura, i tassi salgono. Cercare di gestire i tassi di interesse è come cercare di gestire un moto irrefrenabile dell’animo. Con la ragione puoi fare e dire tutto quello che vuoi. L’animo, l’es sociale fa quello che vuole e non c’è verso. Oggi non siamo più, grazie a Dio, spaventati come nell’epoca Bush. Siamo solo disorientati. Non sappiamo dove e come andare. Del futuro non ci importa nulla. Viviamo gli ultimi momenti del Rex.

Quello che manca, quindi, per far ripartire l’economia è una azione concertata che agisca da una lato sulla domanda pubblica diretta a colmare i deficit della nostra particolare arretratezza economica e dall’altra che ridia una speranza al nostro futuro. In una economia sana i tassi di interesse non sono pari a zero, ma misurano appunto, in maniera inversamente proporzionale, la nostra fiducia nel futuro. Da questo punto di vista lo zero nel loro livello è un paradosso che non dice che non abbiamo alcuna paura del futuro, ma al contrario, come dicevo, che del futuro non ce ne importa più nulla.

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