Da Mario Rocca riceviamo:

Artemisia Gentileschi Susanna e i vecchioni

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Un fruscio di parole passa attraverso i gesti delle mani. Intorno silenzio pulizia.
I mormorii non gli sguardi offendono. Non è il corpo bello della giovane,non la sua nudità ad essere colpita. E’ il frastuono muto delle parole che giungono a ferire. Forse colpa, forse menzogna o falsità. Di scatto la ragazza volta il capo,non vuol sentire,troppo tardi. Nel suo viso quasi nascosto, nei suoi occhi,
la paura lo sgomento. Ormai è ferita dentro. Le sue mani non proteggono dalla vista il suo giovane corpo, la sua pelle setosa, chiara, cercano inutilmente di allontanare il suono che arriva. Uno dei due uomini, neanche la guarda, sussurra nell’orecchio dell’amico. La parola è tagliente. Il vecchio fa segno di tacere. La freccia è scagliata, come una farfalla bianca vola. Inutile la difesa. Si rimane piegati e impotenti.

Dopo.

“Per oggi abbiamo finito” dice il pittore poggiando i pennelli.
La ragazza si alza di scatto, cade anche la tela che le copriva la gamba, nella sua totale nudità, si volta verso gli uomini e con stizza dice: “O Cosimo la prossima volta che vieni a posare piantala di mangiare minestra d’aglio e cipolle.”

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