Da Mario Rocca riceviamo.

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Leonardo la gioconda

Tutto è lieve, tutto evoca. Una luce tenue, morbida copre le mani, il viso, il paesaggio.
Nessun contrasto. Nessun stridore, ma un accompagnarsi dolce delle linee, dei toni. Un’idea che compare la mattina o nell’ora tarda che declina in altro tempo.
La figura di questa donna, solida, posata, eppure evanescente. L’aria trapassa il suo corpo lo rende etereo. I riccioli dei capelli si stemperano nel rosa velutato della pelle. La mano poggiata sull’altra non pesa. Le pieghe del vestito coprono dolcemente, cambiano, si fanno paesaggio e vanno lontano, diventano colline, gole, picchi, non incutono timore, non coprono l’orizzonte del pensiero ma allargano l’emozione, spingono la fantasia ad andare oltre verso i sogni e l’ignoto. Il sorriso così esplicito eppure enigmatico, sfuggevole come lo sguardo sicuro su noi spettatori. Ironico come la malinconia che impregna tutto il dipinto

Dopo

Coprendo con un telo il dipinto, il maestro si rivolge alla modella.
“Madonna, o come mai oggi avevate sulle labbra quello strano sorriso.”
“Mi scusi maestro non voglio offenderla, ma mirando il suo volto mentre pittava, serio, intenso, mi sovveniva il ricordo dello stesso viso, stralunato malconcio che avevate dopo il capitombolo sui sassi nell’ultimo tentativo che avete fatto di spiccare il volo.”

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