Insieme all’amico Roberto qualche tempo fa ho comprato Picasso e la fotografia, di Anna Baldassari, Alinari editore.

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Il rapporto tra fotografia e pittura è un tema che mi affascina e su cui sto lavorando. Vorrei farne oggetto della mia prossima mostra.

Le evidenze sono almeno tre: (a) la fotografia si è resa autonoma dalla pittura come linguaggio; (b) da quella autonomia ne è derivato che il materiale fotografico ha spesso costituito il magazzino iconografico della pittura (i modelli); (c)  collage e pop art , inserendo foto o pezzi di foto nei quadri, hanno introdotto il materiale fotografico come una delle materie con cui costituire il quadro.

Picasso, si dice nel libro, ha principalmente utilizzato la fotografia come magazzino iconografico. Le foto sono state i sostituti molto più economici (e pazienti) delle modelle e dei modelli. Sono stati anche i documenti da cui trarre nozioni su i costumi e le usanze di popolazioni lontane (masc here africane e mademsoille)

D’altro canto anche soltanto sfogliando il giornale ogni mattina ci si rende conto di quanta arte è inclusa nella fotografia commerciale. In questo i fotografi, come si diceva, si sono resi autonomi ed hanno elaborato (a partire dai classici schemi compositivi pittorici – primo piano, sfondo, triangoli, contrapposizioni, vuoto/pieno) un proprio linguaggio ormai largamente originale.

Ed infine il gioco di rimandi, il rimpiattino e il nascondino tra fotografia e sua interpretazione pittorica o stravolgimento o presa in giro è anche esso cosa ben nota.

Unica cosa che mi pare manchi è l’uso della fotografia applicata ai quadri per creare nuova arte. Intendo dire che spesso il dialogo tra fotografia e pittura è stato declinato nella interpretazione pittorica della foto e molto meno spesso nel suo contrario.

Ci si lavora. Speriamo.

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