Da Mario Rocca ricevo:

Rubens, Ritratto di Brigida Spinola Doria, 1606

Il rosso cade, si increspa, forma trina argentata. Il volto incorniciato si stacca dai ricami. La signora è giovane nel contorno del viso, nel rosso frutto delle labbra ancora curiose, ancora desiderose. Lo sguardo va oltre, sorpassa l’età, vive nella sua ricchezza, di vesti, di pizzi, conscio di essere ora e nel futuro, con la scaltrezza innata del gestire il commercio delle cose e della vita. Tutto avviene in prospettive di architetture che scivolano in un futuro sicuro.

Il rosso del tendaggio diventa bocca, la pelle del viso si sfuma dell’argento del vestito.

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Dopo:

la signora è andata via, la stanza è vuota. Nelle sue camere si toglie il vestito da cerimonia, indossa panni più semplici. Con parole secche ordina alla servitù di rimettere l’abito a posto guardando bene di non sgualcirlo. Si dirige nelle cucine, controlla i cuochi, le pentole, la verdura e tutti i cibi presenti. I suoi occhi si fanno più tesi guardando i conti della spesa. La bocca non è più rossa, le labbra si sono assottigliate. Aspramente mormora. “Tutti tentano di imbrogliare, bisogna essere sempre in guardia.”

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