Ieri sono stato inutilmente verboso.

Il succo della questione è: Danto dice che per avere arte sono necessari tre ingredienti (si direbbe in cucina): 1) un significato da esprimere (i.e. qualcosa da dire); 2) un fare tecnico specifico; 3) una emozione percebibile da chi guarda.

A Venezia (e in molta della cosiddetta arte contemporanea) manca spesso un fare tecnico specifico. Stendere per terra una serie di cilindri di ottone a distanza regolare può essere che dia emozione e per certo significa qualcosa, ma il fare tecnico dove è? Progettuale? Solo idee? Arte dematerializzata? Secondo Danto non è arte.

Altra cosa, Bonami dice che Duchamp è il padre dell’arte contemporanea. Mi pare coerente con quanto poi i curatori di mostre fanno esporre. Io avrei proposto Picasso, ma i gusti sono gusti.

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