Nel week end due film italiani: Viaggio sola e La grande bellezza.

Due bei film.

Il primo descrive la psicologia di una “nuova” donna, una donna indipendente, senza legami, tranquilla, sicura di sé (nei limiti dell’umano), con una piccola serie di relazioni (la sorella, le nipoti, l’ex) che la soddisfano, la completano, le rassicurano. Razionale, precisa, attenta, ricorda un poco al femminile (ma senza smelansaggini e sbrodolamento melò) la figura di George Clooney in “Tra le nuvole”.

Viaggio sola è carino, ben fatto, solo un po’ troppo “marchetta” per il finanziatore (non occulto) della operazione, un sito internet di viaggi esclusivi. Gli alberghi sono davvero un po’ troppo cartoline, ma fatto salvo questo aspetto smaccatamente commerciale, il film si apprezza per la delicatezza e l’ironia con cui tratta i vari personaggi. Mitica la figura della sessuologa che nel suo breve intervento dice cose molto vere.

sola

La grande bellezza è invece un capolavoro. Peccato che tutti l’abbiamo inteso solo come un remake della Dolce Vita, cui chiaramente si ispira. Ma rispetto a quella mi pare qui ci siano in più un atto di amore verso Roma e una riflessione sulla vanità umana e sull’invecchiamento che là non ricordo.

La fotografia è splendida, tutta barocca (nero imperante spesso), per cogliere l’essenza di una città, Roma, che nel barocco e del barocco è nata e cresciuta, fino a farsi quelle bellezza (grande) che è.

Il personaggio di Jep è già entrato nell’immaginario collettivo. Il dandy dei giorni nostri, sempre perfetto, sempre distaccato, ironico, intelligente, tagliente ci conduce nel circo di chi non sa che fare della propria vita e la trascorre oziando in continuazione. Bello. Da vedere.

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