La caratteristica essenziale dell’arte è che essa produce pezzi unici, individui, non solo per volontà dell’autore, ma per impossibilità del suo autore, impossibilità fisica alla reiterazione, alla replica, alla copia.

Questo pensavo guardando un mio quadro finito (?) (può un quadro essere finito?)

Se anche volessi non potrei mai farlo esattamente uguale. Magari per alcuni è una fortuna, ma il tema è che non potrei, se anche tentassi, con cura e pazienza, non riuscirei. Per definizione.

E il concetto stesso di copia di fronte a tanta evidenza si depotenzia, si annulla, sparisce, scompare: le copie sono fatte dall’industria e dall’artigianato. L’arte non ha copie, ma solo individui.

Uso il termine individui, perchè la creazione artistica in questo è la riproduzione fedele (nelle conseguenze) del mistero della nascita.

E come tutti i genitori anche l’artista non vuole (solo) che la propria opera sia la più bella, ma vuole che sia solida, stia in piedi, abbia una propria dignità specifica, corrisponda all’idea e alla educazione ricevuta, diffondendo nel mondo la propria visione delle cose.

Dipingere è educare un quadro?

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