L’altra sera abbiamo, come spesso ci accade, profittato di una segnalazione delle Serate Musicali milanesi e ci siamo recati al Conservatorio per ascoltare la Sonata in la minore op. 137 n. 2 di Schubert e la Sonata n. 7 in do minore op. 30 n. 2 di Beethoven.

Al piano il signor Kulek e al violino il signor Znaider.

Superata la sorpresa visiva di un violinista tanto alto e tanto grosso da ricordare vagamente Frankestein junior (quando il mostro suona per l’appunto il violino), il concerto è stato bello e interessante.

Partendo dall’assunto che il sottoscritto di musica non capisce una acca, tutte volte mi stupisco dell’enormità della differenza esistente tra la complessità, varietà, sonorità e fascino delle composizioni beethoviane e il tenue profumo delle altre.

Schubert è tremolio, colore, melodia, suono lontano che rimbalza fino a noi. Beethoven è morsa, contrappunto, dissonanza aspra che si scioglie in lente discese canore.

Tanto è ancora attuale Beethoven, quanto è lontana (e a volte bellissima) la musica degli altri.

Tra pianista e violinista alla fine io ho preferito il pianista, più attento e preciso, mi è parso, più sensibile alla riproduzione del suono e della pause. Il violinista mi è parso a tratti lezioso, ma, come detto, io di musica capisco nagott.

 

Annunci