Girellando sulla rete mi sono imbattuto in William Kentridge al Maxxi di Roma.

Al solito non lo conoscevo (quanti “grandi artisti” non conosciamo oggi?). Ho letto l’intervista di Trione sul Corriere online, ho guardato il video sul sito del Maxxi, ho visto una serie di altri video su Youtube e ne ho tratto l’impressione di una persona seria che cerca soprattutto contaminazioni tra disegno e teatro, cinema e videi.

Non ho visto altro che opere in bianco e nero e a carboncino, disegnate con grande maestria, mano ferma e sicura, tratto da illustratore più che da artista, da fumettaro piuttosto che da pittore: d’altro canto oggi la facilità del tratto, la competenza e la sicurezza della mano di chiara origine illustrativa sono largamente vincenti.

Al di là di questo in Kentridge ho trovato onestà e serietà. Quando dice che uno degli insegnamenti dell’arte sta nel mostrare come il mondo possa essere smontato e rimontato, come la realtà possa essere analizzata e frammentata per poi essere ricostruita usando questi frammenti in maniera diversa rispetto alle origini, ecco quando dice questo non si può che essere completamente d’accordo.

L’opera presentata a Roma è una riflessione sul tempo, sullo scorrere del tempo, presentato, se intuisco bene, come una macchina che comunque scorre e corre e che ci mangia, ci usa, ci adopera come uno dei tanti componenti necessari al suo movimento che, in quanto tale, genera immagini, ombre, ricordi, suoni.

E’ il movimento del tempo che genera tutto (inclusi i nostri movimenti e il nostro essere) o è il nostro movimento che genera ogni cosa compreso la sensazione del tempo?

Questa e altre sono le domande che mi vengono vedendo questo video della installazione di Kentridge.

Domande filosofiche quindi, esistenziali, se vogliamo. Sulla e dentro la pittura, invece, nessuna domanda, nessuno spunto. Il vedere e il mostrare in Kentridge non è lo scopo, ma un mezzo. Disegnare per lui, come dice, è un modo di pensare, non è il pensiero.

La sua opera, quindi, non si interroga sulla pittura o sul disegno, quanto al contrario usa la pittura e il disegno esistente per esprimere altro. Da questo punto di vista, Kentridge non è un pittore.

In compenso quando fa un video come quello qui sotto dimostra uno straordinario senso dell’umorismo e al contempo ci dice più su se stesso che in molte altre seriose interviste:

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