Ieri sera ho conosciuto Claudio, che scopro essere uno dei principali collezionisti d’arte contemporanea italiano. Mi dice che si muove soprattutto sulle e nelle contaminazioni tra fotografia e arte, laddove la macchina fotografica diventa pennello, dice. Mi dice anche che moltissimi dei pittori italiani all’estero non sono conosciuti e di conseguenza non vendono. Mi dice infine di essere socio di Acacia, Associazioni Amici Arte Contemporanea.

Stamattina incuriosito vado a vedere il sito di Acacia e mi rendo conto che a suo tempo avevo visitato la mostra da loro organizzata a Palazzo Reale a Milano, mostra elegante e ben curata.

Un paio di considerazioni.

L’arte contemporanea è con tutta evidenza un mondo tanto complesso e variegato da costituire anche per gli addetti ai lavori per certi versi un labirinto nel quale è difficile, estremamente difficile (impossibile?) orizzontarsi. Installazioni e provocazioni, tubi affastellati, fiori perfetti in perfetti vasi, animali riprodotti in formaldeide, giochi di palloncini, tutto è arte e l’arte è il contrario di tutto. Quel che è certo è che la pittura, le tele, la carta in questo sterminato regno occupano un’area non periferica (non sono tecnicamente ai confini di nulla), ma certo piccola, ristretta, marginale, insignificante. E se questo risulta, come dicevo, di tutta evidenza visitando una qualsiasi istituzione pubblica dedita ad illustrare questo mondo, è altrettanto evidente che il collezionismo privato necessita di opere da disporre in spazi ristretti e, ragionevolmente, ancora alle pareti. E allora?

Il raziocinio porta, di conseguenza, alla conclusione che laddove ci si ponga obiettivi di committenza pubblica l’aspetto architetturale, progettuale debba prevalere; laddove, viceversa si pensi al privato, ecco che il bidimensionale piatto (quadri, fotografie, ecc) torna ad avere il proprio perché.

Paladino_montagna_di_sale (640x432)

Anello di congiunzione di questi mondi sono la fotografia e la scultura, che infatti e non casualmente negli ultimi anni hanno attirato frotte di collezionisti privati.

Se si aspira, infatti, ad avere in casa propria un’opera di una delle grandi star dell’arte contemporanea, l’unica possibilità è l’acquisto di una riproduzione fotografica o di un piccolo oggetto (scultura) parte ed esempio di un progetto maggiore. In altro modo chi e quanti possono porsi razionalmente l’obiettivo di mettersi in casa “la mozzarella in carrozza” di De Dominicis o “la montagna di sale”  di Paladino?

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