In vista della mostra di questo sabato (via Andrea Ponti 15 dalle 18.30 in avanti) ho buttato giù queste righe.

Spero possano essere utili al di là della comprensione della mia pittura. Per questo mi permetto di pubblicarle.

Segni e colori.

Osvaldo Licini diceva che il segno è volontà e il colore è sentimento.

Alle spalle di questo aforisma nella seconda parte dell’ottocento e nella prima parte del novecento la pittura aveva riflettuto a lungo sul segno e sul colore, abolendo il primo in tutta la dinamica impressionista e (a-contraris) cubista e facendolo risorgere ed esaltandolo nei successivi sviluppi neo-primitivisti (dalle Mademoiselles in avanti).

L’espressionismo tedesco e americano, da questo punto di vista, sono stati l’apoteosi del segno, con il colore che spesso si è fatto segno a sua volta. Pollock qui inventò un genere, aprendo peraltro la strada a quella che fu l’action painting e di lì, per la scale, tutto il filone dell’arte ‘agita’ che portò e porta da ultimo alle performance come fenomeno d’arte visiva (e non teatrale).

Pollock, peraltro, fece pure notare con evidenza come il segno potesse contenere non solo la manifestazione della volontà, ma pure l’evidenza della forza di quella volontà.

Qui siamo ancora noi per molta parte della nostra capacità di vedere e di mostrare ciò che vediamo.

Dall’impressionismo si è discesi all’informale, passando, in Italia, per i Macchiaioli.. Dal neo-primitivismo si è giunti a Kline, Capogrossi e Vedova.

Il colore è stato quindi declinato in tremori e profondità, luminescenze e oscurità. Il segno si è colorato ed inspessito o mosso a seconda di un pentagramma musicale della volontà e della visione che ognuno ha suonato a proprio piacimento.

I miei quadri nascono da qui.

Nascono dall’idea di declinare insieme il colore, la vita, quella cosa che faceva dire a Klee che era diventato pittore, e il segno e i due hanno vita autonoma e complementare, come quegli animali di specie diverse, ma che vivono “naturalmente” insieme e non potrebbero vivere gli uni senza gli altri.

Colori per rappresentare le carni o le montagne o il mare e segni a distinguere questo da quello, a fornire chiavi di lettura, vigore e canto, impressioni, interpretazioni, spesso sbagliate, fuorvianti, ma altre, altre volte, illuminanti di ciò che avevamo di fronte e non riuscivamo a vedere.

Di qui nascono i nudi e i paesaggi, di qui nascono i quadri sull’amicizia e sulla vita. Idee e osservazioni si fondono. Questa è la mia pittura.

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