Oltre ad essere un’arte a sé, la fotografia crea anche un rapporto particolare con la pittura. La riproducibilità infinita di qualsiasi immagine propria del processo fotografico, e le sottili e artificiose variazioni che la stessa implica necessariamente rispetto al cosiddetto originale, creano un rapporto estetico fecondo tra pittura e sua fruizione.

L’opera una volta riprodotta fotograficamente cambia, o, meglio, partorisce nuova opera e non è raro il caso, anzi molto frequente, che a qualcuno piaccia la riproduzione fotografica, pur il più possibile fedele, e non il cosiddetto originale.

Volente o nolente la riproduzione fotografica muta il percepito dell’originale, distorce proporzioni, varia (in maniera clamorosa o impercettibile) i colori e soprattutto smaterializza la visione, appiattisce la percezione, smuove, ho l’impressione, percettori cerebrali specifici.

Curioso sarebbe organizzare una mostra che vedesse in una sala gli originali e in una sala contigua la riproduzione fotografica.

Se poi si pensa quanto sia facile oggi presentare e montare fotografie in formato digitale come sequenze fotografiche e quindi con il ritmo (e magari anche l’accompagnamento musicale) di un film, ecco che la riproduzione fotografica davvero è arte al quadrato, arte di arte e non solo arte sull’arte.

 

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