Questa estate mi sono dilettato (è il verbo esatto) nella lettura dei seguenti romanzi e racconti: Gattopardo di Giusepe Tomasi di Lampedusa, Camera d’albergo di Colette, Maigret è prudente di Simenon, L’invasione degli orsi in Sicilia di Buzzati, Oggetti di reato di Patricia Cornwell.

Quattro titoli (e mezzo) da consigliare per varie ragioni.

Il Gattopardo, che non avevo mai letto, è notoriamente un capolavoro della nostra letteratura anni sessanta. Detto che lo stesso non avrebbe mai potuto essere neanche pensato senza Guerra e Pace, specie l’inizio è connotato da un tale florilegio linguistico da essere delizia per i palati più fini. In esso l’ironia la fa da padrona, il distacco è chiave letteraria, l’attenzione ai particolari e ai dettagli è sposmodica tanto da rendere ben consci che la trasposizione filmica di Visconti nel caso specifico non ha fatto altro che “fotocopiare” le ambientazioni tomasiane.

Camera d’albergo di Colette è il delicato e ironico (anche qui) racconto di un rapporto di coppia, tra un lui fedifrago e superficialone e una lei innamorata e fintamente cieca. Colette parteggia per quest’ultima, come sempre ha parteggiato per le donne. Da questo punto di vista memorabile è la distaccata descrizione del personaggio minore del racconto (nonché deus ex machina dello stesso), la collega di music hall dal dubbio talento e dalla braga facile, descrizione che pur puntuale nel sottolinearne il discutibile profilo morale non ne tenta mai un giudizio che non sia di simpatia umana. Tutto è perfetto dalla raffigurazione dei rapporti tra i due personaggi principali all’esame dello strano rapporto psicologico che si crea tra la narratrice, Colette, e il marito adultero della coppia.

Maigret è prudente è certo un Maigret minore, non foss’altro che per la fretta con cui Simenon ci conduce all’interno dei segreti della famiglia protagonista del racconto. Ciò nonostante e notato che al contrario della moda oggi imperante a Simenon degli aspetti tecnici di un omicidio non importa nulla, anche questo Maigret è un piacere sottile per la partecipazione con la quale al solito Simenon tratteggia tutti i personaggi,  buoni o cattivi che siano. Memorabile (e molte volte goduto dal vero, seppur ovviamente su altri argomenti) il dialogo tra marito e moglie una volta avvenuto il delitto: “Caro sei stato tu?” “Osi domandarmi una cosa del genere?” “Inutile scaldarsi. Non facciamo scenate. E’ una semplice domanda. O sì o no.”

Oggetti di reato, il mio primo romanzo di Patricia Cornwell (e probabilmente l’ultimo) – la fortunata inventrice del personaggio di Kay Scarpetta – è un prodotto letterario godibilmente furbo e intelligente, che mischia i temi della omosessualità, della violenza sulle donne, della solitudine di una donna in carriera, unendoci alla fine anche la descrizione di un passionale week end d’amore tra la protagonista e la sua vecchia (e perduta) fiamma. Una Liala d’eccezione con in più le spezie date dalla accurata descrizione di ferite, colpi, tagli e sezioni di cadaveri. In questo la Cornwell ha sicuramente dato il là a tutta la serie dei vari CSI che oggi ammorbano l’etere televisivo. Se sia un merito culturale non so. Certo ha precorso i tempi e intuito una vena romantica che ha poi spopolato in letteratura, al cinema e in televisione. Chapeau.

L’invasione degli orsi in Sicilia di Buzzati è l’ennesima prova della forza immaginifica di questo autore, che prima di scrivere non solo immagina, ma vede orsi, re e maghi così come pochi anni prima aveva visto un deserto assenza di suono e novità. Questa è un opera uscita a puntate sul Corriere dei Piccoli e illustrata da Buzzati stesso. Una fiaba per ragazzini, per quei ragazzini là, senza internet, cellulari e lettori dvd che proprio per questo, per la sua, ripeto, forza immaginifica, si fa apprezzare ancora oggi da chi come me ama leggere (anche) di fantasmi e orsi che parlano e non solo di morti ammazzati.

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